Africa: le parole della poesia
di Maria Antonietta Saracino, Università di Roma ‘La Sapienza’
A celebrare per il 2007 la giornata mondiale della poesia, dall’Unesco fissata per il 21 marzo, abbiamo scelto di dare spazio alla voce di tre intellettuali provenienti dal continente africano.
Si tratta di due sudafricane, Gcina Mhlophe e Sindiwe Magona, e della keniota Micere Mugo. Figure provenienti da contesti e storie personali diverse, e tuttavia legate tra loro dall’aver scelto la scrittura, narrativa e poetica, per dar voce alla propria esperienza individuale e al tempo stesso collettiva, di donne, di scrittrici, di africane, figlie di un continente nel quale l’oralità, la forza e l’energia della parola parlata hanno ancora oggi un ruolo predominante.
Una parola capace di dar corpo a una storia a lungo dimenticata o rimossa, a sentimenti forti che la centenaria esperienza del colonialismo – che in Sudafrica si è espresso nella sua forma più crudele e violenta, quella dell’apartheid - ha al tempo stesso suscitato e soffocato; ma capace anche di dare forma alla riflessione critica di un continente, fiero del suo passato, pur tra mille difficoltà; alla fatica dell’essere donna, del vivere in condizioni difficili, ma anche alla bellezza del comporre con le parole. Alla passione del fare poesia. Poesia come celebrazione della parola, una parola che, come argilla, si presta a dar corpo e sostanza a un immaginario a tratti ferito dalla fatica del vivere, in altri più lieve e giocoso, in altri ancora carico di orgoglio.
E’ sulla scia di questi sentimenti che ascoltiamo Gcina Mhlophe cantare a gran voce la bellezza del creare attraverso le parole, e dello speciale rapporto quasi fisico, che intrattiene con esse. O ancora, sempre Sudafrica, l’intensità del rapporto con la figura paterna, ma anche l’orgogliosa rivendicazione della forza delle donne, nelle poesie della scrittrice Sindiwe Magona; mentre dal Kenya ci arriva, nei versi della poetessa Micere Mugo, la nostalgia dei canti, che un tempo segnavano ogni momento della vita collettiva, e che oggi sembrano venire cancellati dall’avanzare di modelli culturali che a quelle voci, a quei canti, prestano un sempre più flebile ascolto.
di Maria Antonietta Saracino, Università di Roma ‘La Sapienza’
A celebrare per il 2007 la giornata mondiale della poesia, dall’Unesco fissata per il 21 marzo, abbiamo scelto di dare spazio alla voce di tre intellettuali provenienti dal continente africano.
Si tratta di due sudafricane, Gcina Mhlophe e Sindiwe Magona, e della keniota Micere Mugo. Figure provenienti da contesti e storie personali diverse, e tuttavia legate tra loro dall’aver scelto la scrittura, narrativa e poetica, per dar voce alla propria esperienza individuale e al tempo stesso collettiva, di donne, di scrittrici, di africane, figlie di un continente nel quale l’oralità, la forza e l’energia della parola parlata hanno ancora oggi un ruolo predominante.
Una parola capace di dar corpo a una storia a lungo dimenticata o rimossa, a sentimenti forti che la centenaria esperienza del colonialismo – che in Sudafrica si è espresso nella sua forma più crudele e violenta, quella dell’apartheid - ha al tempo stesso suscitato e soffocato; ma capace anche di dare forma alla riflessione critica di un continente, fiero del suo passato, pur tra mille difficoltà; alla fatica dell’essere donna, del vivere in condizioni difficili, ma anche alla bellezza del comporre con le parole. Alla passione del fare poesia. Poesia come celebrazione della parola, una parola che, come argilla, si presta a dar corpo e sostanza a un immaginario a tratti ferito dalla fatica del vivere, in altri più lieve e giocoso, in altri ancora carico di orgoglio.
E’ sulla scia di questi sentimenti che ascoltiamo Gcina Mhlophe cantare a gran voce la bellezza del creare attraverso le parole, e dello speciale rapporto quasi fisico, che intrattiene con esse. O ancora, sempre Sudafrica, l’intensità del rapporto con la figura paterna, ma anche l’orgogliosa rivendicazione della forza delle donne, nelle poesie della scrittrice Sindiwe Magona; mentre dal Kenya ci arriva, nei versi della poetessa Micere Mugo, la nostalgia dei canti, che un tempo segnavano ogni momento della vita collettiva, e che oggi sembrano venire cancellati dall’avanzare di modelli culturali che a quelle voci, a quei canti, prestano un sempre più flebile ascolto.
