30 aprile – Nairobi
Tommy Simmons risponde a domande e curiosità sui temi più caldi del panorama keniano.
D. Ho trovato la vicenda delle guardie keniote molto interessante. Esiste un’emergenza carceri?
R. La vicenda è interessante perché unisce le problematiche lavorative alla situazione politica e sociale contingente. Le guardie sono di tutte le etnie e hanno sollevato congiuntamente una vertenza puramente sindacale. Uniti, hanno vinto la loro lotta perché ieri il governo ha fatto retromarcia su tutti i fronti.
I carceri kenioti sono un inferno. Se le guardie sono giunte a rivoltarsi per via delle loro condizioni di vita, immaginate come possono stare i prigionieri…
D. Ci sono ipotesi sui mandanti degli omicidi mirati?
R. Le famiglie delle vittime e i portavoce dei Mungiki affermano che gli omicidi sono stati effettuati dalla polizia - il che non è da escludere, visto che le forze dell'ordine hanno represso la "setta" duramente, arrestando migliaia di suoi adepti e uccidendone perlomeno 500 in circostanze del tutto al di fuori della legge.
La polizia afferma che si tratta del risultato di faide interne; anche questo non è da escludere, in quanto il movimento è in crescita. Le ultime vittime di alto profilo erano esponenti della nuova ala politica della setta e la lotta interna all'etnia kikuyu - così come avvenne con i Mau Mau - nell'ultimo periodo ha causato più vittime tra gli stessi kikuyu che non in altre etnie.
D. Che ne pensi del nuovo governo di coalizione? Aiuterà a risolvere le questioni ancora in sospeso?
R. Impossibile saperlo. L'unità di questo governo è del tutto fasulla. La spaccatura tra PNU, ODM e ODM-K (il partito del vice presidente Musioka) non è affatto stata assorbita e ora che il governo deve affrontare cose concrete come il "rimpatrio" degli sfollati, stanno emergendo serie spaccature anche all'interno di ODM.
William Rutu, sostenitore di Raila ed esponente della Rift Valley, attualmente a capo del fondamentale (praticamente e politicamente) dicastero per l'agricoltura, è in totale disaccordo con Raila sulla necessità di far tornare gli sfollati dove abitavano prima della crisi. In questo è sostenuto dai 40 deputati (20% del parlamento) della Rift Valley.
Nel mini-budget presentato ieri del governo per traghettare il paese fino a giugno - fine dell'anno fiscale - la necessità di finanziare le attività dei 42 ministeri appena creati ha fatto si che i budget per sanità, educazione, infrastrutture ed altre attività fondamentali - come la gestione delle carceri - sono stati tagliati.
Di conseguenza, per esempio, lunedì 400 scuole secondarie in diversi distretti non riapriranno i battenti perché il governo non è in grado di rilasciare i fondi necessari.
Intanto, soprattutto a causa della confusione a tutti i livelli nel paese, nell'arido entroterra della bella isola di Lamu, 25mila persone soffrono di un'acuta carenza di cibo - e mille sono letteralmente già allo stremo.
Nell'adiacente distretto di Malindi la crisi economica ed occupazionale ha fatto si che il costo dei beni di prima necessità è aumentato del 300% rispetto a dicembre.
Tutto ciò per spiegare che i conflitti tra le etnie e dentro le etnie, i veri problemi politici ed economici del paese, le lotte di potere, gli effetti di normali siccità ed inondazioni, rendono la situazione molto difficile ed incerta.
La contingenza internazionale, i rischi di recessione, i nuovi 100milioni di persone che secondo le stime negli ultimi mesi si sono aggiunte a coloro che senza aiuti sono a rischio di fame a causa degli aumenti di costi dei prodotti agricoli, di certo non aiuta.
Tommy Simmons risponde a domande e curiosità sui temi più caldi del panorama keniano.
D. Ho trovato la vicenda delle guardie keniote molto interessante. Esiste un’emergenza carceri?
R. La vicenda è interessante perché unisce le problematiche lavorative alla situazione politica e sociale contingente. Le guardie sono di tutte le etnie e hanno sollevato congiuntamente una vertenza puramente sindacale. Uniti, hanno vinto la loro lotta perché ieri il governo ha fatto retromarcia su tutti i fronti.
I carceri kenioti sono un inferno. Se le guardie sono giunte a rivoltarsi per via delle loro condizioni di vita, immaginate come possono stare i prigionieri…
D. Ci sono ipotesi sui mandanti degli omicidi mirati?
R. Le famiglie delle vittime e i portavoce dei Mungiki affermano che gli omicidi sono stati effettuati dalla polizia - il che non è da escludere, visto che le forze dell'ordine hanno represso la "setta" duramente, arrestando migliaia di suoi adepti e uccidendone perlomeno 500 in circostanze del tutto al di fuori della legge.
La polizia afferma che si tratta del risultato di faide interne; anche questo non è da escludere, in quanto il movimento è in crescita. Le ultime vittime di alto profilo erano esponenti della nuova ala politica della setta e la lotta interna all'etnia kikuyu - così come avvenne con i Mau Mau - nell'ultimo periodo ha causato più vittime tra gli stessi kikuyu che non in altre etnie.
D. Che ne pensi del nuovo governo di coalizione? Aiuterà a risolvere le questioni ancora in sospeso?
R. Impossibile saperlo. L'unità di questo governo è del tutto fasulla. La spaccatura tra PNU, ODM e ODM-K (il partito del vice presidente Musioka) non è affatto stata assorbita e ora che il governo deve affrontare cose concrete come il "rimpatrio" degli sfollati, stanno emergendo serie spaccature anche all'interno di ODM.
William Rutu, sostenitore di Raila ed esponente della Rift Valley, attualmente a capo del fondamentale (praticamente e politicamente) dicastero per l'agricoltura, è in totale disaccordo con Raila sulla necessità di far tornare gli sfollati dove abitavano prima della crisi. In questo è sostenuto dai 40 deputati (20% del parlamento) della Rift Valley.
Nel mini-budget presentato ieri del governo per traghettare il paese fino a giugno - fine dell'anno fiscale - la necessità di finanziare le attività dei 42 ministeri appena creati ha fatto si che i budget per sanità, educazione, infrastrutture ed altre attività fondamentali - come la gestione delle carceri - sono stati tagliati.
Di conseguenza, per esempio, lunedì 400 scuole secondarie in diversi distretti non riapriranno i battenti perché il governo non è in grado di rilasciare i fondi necessari.
Intanto, soprattutto a causa della confusione a tutti i livelli nel paese, nell'arido entroterra della bella isola di Lamu, 25mila persone soffrono di un'acuta carenza di cibo - e mille sono letteralmente già allo stremo.
Nell'adiacente distretto di Malindi la crisi economica ed occupazionale ha fatto si che il costo dei beni di prima necessità è aumentato del 300% rispetto a dicembre.
Tutto ciò per spiegare che i conflitti tra le etnie e dentro le etnie, i veri problemi politici ed economici del paese, le lotte di potere, gli effetti di normali siccità ed inondazioni, rendono la situazione molto difficile ed incerta.
La contingenza internazionale, i rischi di recessione, i nuovi 100milioni di persone che secondo le stime negli ultimi mesi si sono aggiunte a coloro che senza aiuti sono a rischio di fame a causa degli aumenti di costi dei prodotti agricoli, di certo non aiuta.
