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Emergenza Kenya. Diario Africano

Nairobi, 28 maggio

L’accellerazione dell’inflazione, e tutto ciò che ne consegue, continua senz’altro ad essere la principale preoccupazione di tutti i kenioti.


Il costo globale del petrolio ha portato il prezzo della benzina in Kenya dai Ksh 80 dello scorso ottobre agli attuali Ksh 102. La nafta, usata soprattutto in agricoltura, è passata da Ksh 65 a Ksh 91.
E’ dunque aumentato il costo dei trasporti per i pendolari e per tutti gli alimenti, è aumentato il costo della paraffina usata per cucinare, è aumentato il costo della produzione agricola.
Parallelamente sono aumentati notevolmente i prezzi internazionali degli alimenti di base (riso, granaglie, carne) ed il paese continua a pagare il prezzo di mesi di insicurezza che hanno lasciato migliaia e migliaia di ettari di terreni fertili incolti.
Come se non bastasse la stagione delle “lunghe piogge” sta volgendo al termine con un livello di precipitazioni sostanzialmente inferiori alla norma e per la metà di giugno per le zone semi-aride del paese si prevede uno vero e proprio stato di carestia.

Le famiglie più povere del paese – ovvero la maggioranza della popolazione – non riescono più a mantenere il loro previo tenore di “sussistenza” e per arrivare alla fine del mese necessariamente ricorrono ad un ulteriore riduzione dei già magri consumi.
Gli “esperti” avvertono i consumatori di “prepararsi per il peggio”.

La politica pare aver lasciato le strade per tornare nelle sedi istituzionali, salvo sporadici “micro incidenti di percorso” che continuano a mantenere una sensazione di insicurezza in diverse località e che continuano ad impedire a gran parte degli sfollati di rientrare nelle proprie case.