UNA CARRIOLA PER AMBULANZA

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16 Gen 2016

16 Gen 2016
Una carriola per ambulanza
Donna malata trasporto africa
Il 16 gennaio, il Kibera County News, una rivista creata nella più vasta baraccopoli di Nairobi per dare voce ai suoi scrittori e offrire informazione locale ai suoi abitanti, ha riportato la notizia dell’utilizzo di “carriole ambulanza” che hanno salvato la vita a centinaia di pazienti che altrimenti sarebbero stati impossibilitati nell’accedere al locale centro sanitario. La densità abitativa di Kibera, infatti, e i suoi angusti vicoli spesso infangati e comunque dissestati o in salita, impediscono del tutto l’accesso ai veicoli, comprese le ambulanze, e per i pedoni sono comunque difficilmente agibili anche nel quotidiano della vita. Per i malati, per le donne nell’ultimo periodo della gravidanza, per i feriti gravi (e nelle baraccopoli la violenza è un fatto quotidiano), spostarsi anche per poche centinaia di metri diventa impossibile.

Le Carriole Ambulanza, un servizio sviluppato e sostenuto da Amref Health Africa, l’Unione Europea e il governo keniota, sono attrezzate con una piccola sirena alimentata da una batteria e un materasso che protegge in qualche modo il corpo del paziente dagli inevitabili sbalzi. Le carriole vengono spinte dai muscoli delle braccia e delle gambe dei giovani della comunità che come in una staffetta si alternano nell’arduo impegno di portare verso la salvezza i loro pazienti.

Il realtà, in Africa l’utiizzo delle carriole e di altri mezzi di fortuna per portare i pazienti in ospedale o verso un centro sanitario non è una novità. La prima volta che ho avuto modo di rendermi conto di quanto la mancanza di servizi e di infrastrutture impedissero l’accesso alle cure a milioni di africani, era il 1986 (lo ricordo con precisione perché ho passato il mio trentesimo compleanno in un ospedale rurale keniota appunto per imparare cosa fosse quella realtà), quando nel distretto di Kibwezi, una zona semi arida e metà strada tra Nairobi e il porto di Mombasa era scoppiata un’epidemia di colera.

Allora c’erano meno strade, meno mezzi e soprattutto la telefonia mobile, che oggi permette di lanciare allarmi e chiamare soccorsi verso luoghi assolutamente isolati, era ancora addirittura inimmaginabile. Il colera era apparso lungo le rive di un piccolo fiume che attraversa la zona e in assenza di informazioni e conoscenze aveva iniziato a diffondersi di villaggio in villaggio, mietendo vittime che morivano in casa, contagiando i familiari. Quando le comunità si sono rese conto che non si trattava della normale diarrea che affligge i milioni di persone che vivono senza servizi sanitari o accesso a fonti d’acqua protette, è partita la corsa per portare i propri cari malati in ospedale, spesso a chilometri e chilometri e giorni di marcia di distanza. E l’unico mezzo per portare i pazienti in ospedale era appunto la carriola. Ricordo che arrivavano gruppi di famiglie intere, con un padre, una madre o un bambino emaciato, letteralmente ridotto a pelle ed ossa, accartocciato nel bacino della carriola, ricoperto solo con i poveri abiti oramai lerci e fetidi a causa dei fluidi persi lungo la strada. I pazienti forse salvabili venivano poi accuditi nel reparto d’isolamento di fortuna dell’ospedale - una tenda rimediata - e stesi sugli apposti “letti per il colera”, semplici brande di tela con in mezzo un buco che permetteva lo scarico dei liquidi corporei in una bacinella posta in terra per il mantenimento minimo dell’igiene del paziente e dello stesso reparto.

L’Africa del 1986 era un continente diverso da quello di oggi ma in tanti paesi e in località particolari, come lo sono le baraccopoli di una città vibrante e a tratti moderna come può esserlo la Nairobi del 2016, le sfide che devono affrontare i suoi abitanti sono le medesime di quelle dello scorso secolo, e così le soluzioni che devono adottare spesso sono le medesime. Come sottolinea il Kibera County News, "la necessità è la madre dell’invenzione” e per necessità gli abitanti di Kibera hanno reinventato la ruota della carriola.

Tommy Simmons
Fondatore Amref Italia



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