LA MISS CHE DICE NO ALLE MUTILAZIONI

08 Mar 2016

08 Mar 2016

La Miss che dice no alle mutilazioni

Bambina africana vestiti tipici
In occasione della Giornata Internazionale delle Donne, Amref racconta la storia di Shiluni Shirim e quella di tante altre ragazze e donne che lavorano per la salute e lo sviluppo dell’Africa.

A pochi giorni dalla polemica sulle mutilazioni genitali, sorta in seguito alla pubblicazione di un articolo sulla rivista britannica Journal of Medical Ethics, Shiluni Shirim, una bambina keniota di soli 12 anni, dichiara: “Voglio diventare presidente senza essere tagliata", testimoniando il suo netto no alle mutilazioni genitali femminili.

Shiluni è stata incoronata “Miss Rito di Passaggio Alternativo”, una “competizione” organizzata in Kenya per le giovani che hanno partecipato ai riti ideati da Amref, assieme alle comunità in cui la pratica delle mutilazioni è più diffusa. I Riti Alternativi consentono alle ragazze di compiere la transizione all’età adulta senza subire il taglio. Nel solo Kenya, oltre 9mila ragazze vi hanno partecipato, scampando alla morte, alle ferite e al matrimonio precoce.

La storia

Tra queste vi è anche Shiluni. “Non ho subito la mutilazione” ha dichiarato “Al suo posto, ho partecipato al Rito di Passaggio Alternativo organizzato da Amref Health Africa. Prima dell’incontro con Amref non avevo idea dei rischi delle mutilazioni genitali. Ora che ne sono consapevole, condivido ciò che so con le altre ragazze. Mi auguro che molte altre possano prendervi parte”. Il sogno di Shiluni è chiaro, “Posso diventare Presidente, senza aver subito il taglio”, ha dichiarato. “Non c’è spazio per la mutilazione genitale femminile nella mia visione del futuro”.

La polemica

La storia di Shilunu è una risposta netta e nei fatti all’articolo della rivista britannica Journal of Medical Ethics. La tesi proposta da questo articolo suggeriva, qualche settimana fa, che effettuare delle piccole incisioni sui genitali femminili potrebbe rappresentare un buon compromesso tra una mutilazione vera e propria ed il rispetto delle tradizioni culturali. Non causerebbe, secondo gli autori, seri danni alle ragazze e non urterebbe al contempo la “sensibilità” delle comunità che praticano la mutilazione.

Dati

Oggi, più di 125 milioni di donne e ragazze appartenenti a 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente hanno subito la mutilazione genitale. I fatti e i numeri relativi alla condizione femminile sono avvilenti: nel mondo il 70% delle persone che vivono in povertà sono donne; il 64% della popolazione analfabeta è costituito da donne; donne e ragazze rappresentano il 98% delle 4,5 milioni di persone sfruttate sessualmente. Un gap, questo, ancora ulteriormente marcato nei Paesi più poveri e fragili, come quelli dell’Africa, dove donne senza tutele continuano a morire, perché la loro vita, nei fatti, vale meno di quella di un uomo. Basti pensare alle morti dovute a complicazioni, spesso prevenibili e curabili, durante la gravidanza o il parto. Nel mondo muoiono ogni giorno 800 donne, la metà di loro muore nell’Africa Sub-Sahariana.

Altre storie

Amref Health Africa, che lavora per garantire salute e sviluppo alle donne e alle loro comunità, in occasione dell’8 marzo vuole raccontare le storie di donne eccezionalmente comuni, che contribuiscono con la forza delle loro azioni quotidiane a cambiare le società in cui vivono. È la storia di Tainoi Morighe, infermiera tanzana, che lavora nel reparto maternità e salva di continuo la vita alle donne incinte, spesso lavorando giorno e notte; è la storia di Milembe Halili, insegnante trentacinquenne di una scuola secondaria, che tiene lezioni di salute sessuale e riproduttiva e sensibilizza i suoi ragazzi sul tema dei matrimoni precoci e delle malattie sessualmente trasmissibili, come l’HIV; è la storia di Salematou Soumah, una vedova di 50 anni che in Guinea, durante l’epidemia di Ebola è stata formata da Amref riguardo alle modalità di trasmissione del virus. Nella sua comunità, Salematou aveva il compito di lavare i cadaveri colpiti da Ebola, grazie ad Amref ha compreso quanto fosse pericolosa questa usanza ed ha cominciato a sensibilizzare la comunità sulle pratiche sanitarie idonee ad arginare l’epidemia.

Amref – come recita lo slogan dell’iniziativa lanciata in occasione dell’8 marzo – “ha un debole per le donne”, perché sa che, con la stessa forza con cui sono capaci di dare la vita, possono far progredire l’umanità. Per questo la sezione italiana di Amref lavora con loro e per loro in Kenya, Mozambico, Etiopia e Sud Sudan.



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