1000 NO ALLA MUTILAZIONE

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15 Dic 2016
15 Dic 2016

1000 NO alla mutilazione

Ogni cultura ha qualche forma di “rito di passaggio” dall’infanzia o la gioventù all’età adulta e ogni popolo abbraccia con passione i propri riti, anche quando il loro significato si è perso nella notte dei tempi. Ogni volta che seguo i riti alternativi organizzati da Amref Health Africa per le giovani ragazze Maasai inevitabilmente incontro qualche anziano tenacemente attaccato agli usi e costumi della sua etnia e alla domanda “ma perché vuole mantenere una tradizione che alle ragazze fa solo ed esclusivamente danni terribili?” la risposta è quasi sempre “perché così è stato per mia moglie, così è stato per mia madre e per mia nonna ed è dunque giusto che sia così anche per mia figlia; perché altrimenti nessuno dei nostri giovani potrà sposarla”.

Tradizionalmente per le ragazze Maasai la mutilazione genitale è sempre stato un passaggio obbligato per andare avanti nella vita, per mettere su famiglia, per mantenere intatto il tessuto sociale di una società pastorizia che si è data regole sentite come necessarie per sopravvivere in un ambiente ostile. Ma i tempi sono cambiati e anche numerosissimi membri di etnie fortemente tradizionali -che però vengono sostenute nei processi di cambiamento- si stanno rendendo conto che la sopravvivenza dei singoli e dello stesso gruppo nel mondo attuale passa non più dal rispetto delle tradizioni ma dalla capacità di adattamento al cambiamento e alle nuove sfide che porta un mondo nuovo. (Purtroppo in alcune parti del mondo la risposta al cambiamento si è trasformata in un maggiore arroccamento attorno a tradizioni fortemente conservatrici…)

La mutilazione genitale è un atto brutale e violento che infligge alle ragazze un dolore immediato, rischi di infezioni ed emorragie, cicatrizzazioni e altri danni a lungo termine che radicalmente cambiano il loro stato fisico e portano alla perdita di una possibilità di piacere sessuale e di eguaglianza fisica nel rapporto con il partner e la soggiogazione di fatto al piacere e i dettami del marito; che porta ai matrimoni precoci, a parti quasi concatenati in età immatura, alla perdita dell’educazione. Inoltre, invece di essere un elemento di coesione e rafforzamento della società Maasai, le mutilazioni sono un fattore significativo della loro povertà e della loro ridotta capacità di competere economicamente e politicamente con altre etnie con tassi di alfabetizzazione molto più alti. La chiara comprensione di questi fatti sta facilitanto la diffusione dei “riti alternativi” promossi da Amref Health Africa e da altri attori della società civile (come la scuola e le chiese) delle zone dove operiamo, ma dato che non esiste un’unica formula per i riti alternativi e che ogni comunità sceglie di organizzarli con sfumature diverse, a partire dalla propria definizione di cosa davvero conta nella società moderna, ogni rito rappresenta una lezione su cosa un particolare gruppo di persone, seppur ampio, pensa. Ogni rito rappresenta una opportunità per prendere iniziative nuove ed importanti che altre comunità potranno poi adottare.

Due settimane fa ho seguito un rito alternativo a Loitoktok, in Kenya, sotto al monte Kilimanjaro, e la comunità locale ha aggiunto un elemento nuovo, nuovissimo, al suo “rito alternativo”, facendo si che le ragazze che in quei giorni formalmente diventavano adulte facessero un corteo, una vera e propria manifestazione di protesta, in giro per il villaggio nel giorno di mercato, quando vi è maggiore affluenza. Vedere 250 giovani ragazze Maasai, ovvero di una società ancora largamente contrassegnata da forti diseguaglainza di genere, marciare sotto gli sguardi sorpresi dei loro compaesani, scandendo con decisione le loro rivendicazioni, è stato un momento assolutamente senza precedenti e ancora le loro due assolute necessità mi risuonano nella mente:

“YES EDUCATION, NO MUTILATION!”

“RESPECT OUR RIGHTS!”

Ma sarà soprattutto un momento che le stesse ragazze non dimenticheranno mai, ché davvero quel giorno sono tutte diventate donne indipendenti, rivoluzionando la loro società e chiaramente dicendo agli anziani più conservatori che ora il futuro appartiene alle nuove generazioni.




Tommy Simmons
Fondatore di Amref Italia



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