VACCINARE IN AFRICA: UNA BATTAGLIA DI CASA IN CASA

24 Apr 2017

24 Apr 2017
Vaccinare in Africa: una battaglia di casa in casa
Giovanni Giusto
“Gli operatori Amref ci raccontano di una lotta quotidiana di casa, in casa, nei villaggi, fatta di fatica, di chilometri percorsi a piedi e in bici per far arrivare nei villaggi remoti dell'Africa l’importanza di vaccinarsi” racconta Micucci - Direttore Amref Italia - in vista della Settimana Mondiale della Vaccinazione, 24-30 aprile.

La vaccinazione svolge un ruolo cruciale per imprimere un cambiamento duraturo per la sicurezza sanitaria in tutta l'Africa e nel mondo. La scoperta dei vaccini oltre 200 anni fa ha segnato il passaggio alla medicina moderna e da allora sono state salvate innumerevoli vite. Salvare milioni di vite ogni anno, consentendo l'accesso alla vaccinazione per le persone in Africa è la chiave per raggiungere gli standard sanitari e la creazione di un sistema sanitario funzionante. Per un mondo sano c’è bisogno di un’Africa in salute.

Curiosità. Il vaiolo, la peste, per fare due esempi, sono state sradicate con l'aiuto della vaccinazione. L’ultimo caso di vaiolo fu riscontrato in Somalia nel 1977. Eppure prima di allora era letale nel 30% dei casi.

Più vite da salvare ogni anno. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 19,4 milioni di neonati in tutto il mondo non sono stati raggiunti dai servizi di vaccinazione di base nel 2015. La vaccinazione come parte fondamentale dei meccanismi di salute funzionante deve essere resa accessibile ovunque e per tutti. I vaccini danno ogni anno il loro contributo alla lotta alla mortalità infantile e salvano tra i 2 e i 3 milioni di persone al mondo. Ma ne potrebbero salvare altri 1,5 milioni se la copertura vaccinale fosse migliore.

Casa per casa. “Dobbiamo proteggere la salute dei bambini, delle donne, attraverso le vaccinazioni” afferma Gugliemo Micucci - Direttore della sezione italiana di Amref. “Gli operatori Amref ci raccontano ogni giorno di una lotta continua, tra la vita e la morte. Di una corsa casa per casa, nei villaggi più remoti in cui contrastare le credenze e parlare di medicina, dell’importanza di vaccinare. Abbiamo raccolto in questi giorni tante storie e tutte hanno lo stesso comune denominatore: correre, spesso a piedi o in bici, per indicare il presidio sanitario più vicino per la vaccinazione”.

Disparità insopportabili e il morbillo. Micucci poi punta l’attenzione su una grave e ingiusta disuguaglianza in salute “in Africa - secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale - il rischio che un bambino muoia prima dei 5 anni è di 14 volte più alto che in Europa. Per quei bambini è sempre troppo semplice ammalarsi, per effetto di un sistema immunitario non in grado di combattere le infezioni. Come si può ancora morire di morbillo?”. Secondo le stime dell’Oms il morbillo causa nel mondo, ogni anno, 134mila morti tra i bambini. Proprio la lotta al morbillo ha fatto rilevare un risultato positivo tra il 2000 e il 2012: la mortalità per morbillo in Africa è calata dell’88%.

Obiettivi mondiali. Il mondo si è dato un obiettivo importante: entro il 2020 ci dovrà essere una copertura vaccinale nazionale del 90% e dell’80% in ogni distretto. Ma anche l’Africa. Nel febbraio 2016, Ministri o capi delegazione da tutta l’Africa hanno firmato la Addis Declaration on Immunization (ADI), in occasione della Conferenza ministeriale sull’immunizzazione in Africa di Addis Abeba, in Etiopia. I rappresentanti di 49 Paesi africani hanno firmato la dichiarazione. Inoltre, tre dichiarazioni di sostegno sono state firmate da organizzazioni della società civile, leader religiosi e parlamentari, per sostenere l'attuazione dell’ADI e raggiungere tutti i bambini in Africa con i vaccini essenziali. L’ADI è un impegno storico per assicurare che tutti in Africa - indipendentemente da chi siano o dove vivono - ricevano vaccini. Comprende 10 impegni, compreso l'aumento dei finanziamenti correlati ai vaccini, il rafforzamento di filiere e sistemi di consegna, rendendo l'accesso universale ai vaccini una pietra angolare degli sforzi per la salute e lo sviluppo.

Gli operatori di comunità di Amref. “Dobbiamo impegnarci ad abbassare i costi dei vaccini - afferma Micucci - migliorare la capacità di stoccaggio a freddo, aumentare i punti in cui fare le vaccinazioni e investire sul personale sanitario per rafforzare il sistema salute”. Sempre in ambito disuguaglianze in salute la Banca Mondiale rileva che nell’Africa Subsahariana il numero di infermiere e ostetriche è di 1,1 su 1000 persone (2011), mentre nell’Unione Europea è di 7,6 ogni 1.000 persone. “Noi di Amref formiamo ogni anno migliaia di clinical officer, che ogni giorno vanno di casa in casa per promuovere la vaccinazione e alzare le uniche barriere che ci interessa alzare. Quelle immunitarie, quelle della salute dell’Africa e del mondo tutto”.

Per noi non sei zero.
La sensibilizzazione sulla vaccinazione è uno dei cardini del lavoro di Amref che dal 1957 porta salute nelle aree più remote dell’Africa. Proprio in virtù di questi 60 anni di lavoro la principale organizzazione che si occupa di salute in Africa, ha lanciato la campagna Per noi non sei zero, attraverso la quale sta raccontando le storie di tutti coloro che sono considerati ultimi, dei più emarginati e vulnerabili.

Foto: Giovanni Giusto (Kenya)



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