KENYA AL VOTO: TIMORI PER STRAPPI IRREPARABILI

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14 Ago 2017

14 Ago 2017
Kenya al voto: timori per strappi irreparabili
  • Tommy a Kibera
  • Tommy Simmons
Tommy a Kibera
Il primo fine settimana dopo l’annuncio della vittoria di Uhuru Kenyatta nelle elezioni keniote è passato silenziosamente. Dopo i primi scontri tra polizia e sostenitori dell’opposizione perdente, il paese si è sostanzialmente rinchiuso in casa in attesa di capire le indicazioni che la leadership dello sconfitto Raila Odinga avrebbe dato ai suoi seguaci, sperando, soprattutto, che la vita avrebbe ripreso i suoi consueti ritmi. Nel pomeriggio di ieri, però, Odinga è riapparso in pubblico per la prima volta, nella grande baraccopoli di Kibera, e davanti a migliaia dei suoi elettori ha ribadito il suo deciso rifiuto dei dati emessi dalla Commissione Elettorale (dati largamente confermati dagli osservatori internazionali) e invitato tutta l’opposizione ad astenersi dal lavoro per la giornata di oggi, in onore e ricordo del numero ancora imprecisato di vittime delle prime ore di protesta.

La capitale Nairobi oggi continua ad essere silenziosa, anche se ci sono chiari segni di un parziale ritorno alla normalità, e non è possibile sapere se il lento ritmo della giornata è frutto della cautela delle famiglie oppure dell’adesione alla giornata di protesta silenziosa. Comunque sia, per domani ci si aspetta nuove comunicazioni formali di Odinga sulla risposta strategica che avrà deciso di comunicare all’opposizione in reazione allo “scippo della presidenza”. Come mi ha eloquentemente detto un attento osservatore del paese, “oggi tutto è tranquillo ma sotto le ceneri continuano a covare braci ardenti e nulla è certo”.

La campagna elettorale è stata lunga e il suo esito ha riportato alla luce un paese diviso etnicamente, geograficamente e anche socialmente. La coalizione di Odinga si è confermata forte soprattutto nelle zone del paese che si sentono marginalizzate dalla politica degli ultimi anni e nelle grandi baraccopoli urbane dove la gente si sente abbandonata, senza servizi e con poche prospettive. I crescenti tassi di disoccupazione giovanile stanno creando una base di malcontento sempre più ampia e i timori di instabilità per il prossimo periodo vengono soprattutto dalla capacità di Odinga e dei suoi alleati di mobilizzare questo grande letto di braci in perenne fermento.

Chi ricorda le intense violenze del 2007/08 e ne ha patite le conseguenze in termini di mesi di incertezze e di reddito perso, oggi fa da contrappunto all’impazienza dei più giovani, ma anche molti di coloro che hanno la responsabilità di una famiglia, la necessità di portare a casa quel cibo che nelle ultime settimane ha iniziato a scarseggiare e di preparare i figli per la riapertura delle scuole a fine mese, esprime un alto grado di sfiducia nelle istituzioni e anche nella capacità di un sistema democratico che ciclo elettorale dopo ciclo elettorale si rivela incapace di rinnovarsi, di garantire un’alternanza, di dare spazio ad una classe dirigente nuova pronta a rinunciare agli schemi del passato e di dare una voce concreta a quella stragrande maggioranza del paese che inevitabilmente continua a vivere alla giornata e non vede una via di fuga dalla povertà.

Indipendentemente da quanto accadrà nei prossimi giorni, il Kenya riparte con una nuova stagione legislativa che oltre a dover affrontare i nodi concreti di un’economia che perennemente mette in crisi la gestione del quotidiano dei meno abbienti - per via dell’inflazione, della disoccupazione, degli scioperi nei servizi, della corruzione e del crescente debito pubblico che erodono la ricchezza nazionale - dovrà anche tener conto di un tessuto sociale liso e visibilmente propenso a strappi anche irrimediabili.

Tommy Simmons
Fondatore Amref Italia



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