OSTETRICHE: DOMANDE E RISPOSTE

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04 Mag 2017

04 Mag 2017
Ostetriche: domande e risposte
UNFPA-Midwifery2014
Per la Giornata Mondiale dell'Ostetrica (5 maggio), Amref risponde ad alcune domande sull'importanza della figura dell'ostetrica in Africa e nel Mondo.

Far nascere la vita: storie di ostetriche e di un ostetrico dal Sud Sudan



Cosa fanno le ostetriche?
Le ostetriche sono le principali assistenti delle donne e dei loro neonati in gravidanza, durante e dopo il parto. E non solo. Una levatrice ben formata può fornire informazioni e servizi sulla salute sessuale e riproduttiva, comprese cure antenatali, parto sicuro e cure post-partum. Le ostetriche forniscono anche consulenza e servizi di pianificazione familiare e possono eseguire screening per cancro al seno e alla cervice. Se autorizzate all’interno dei loro Paesi, possono fornire assistenza ostetrica di emergenza di base e nelle crisi umanitarie possono contribuire ad attuare il pacchetto Minimum Initial Services Package (MISP) per i servizi di assistenza sanitaria riproduttiva.

Quante sono?
La scarsità di ostetriche è maggiore proprio dove ce ne sarebbe più bisogno. Se adeguatamente formato e sostenuto, il personale ostetrico offre uno dei percorsi più convenienti al raggiungimento dell'assistenza sanitaria universale. Migliorare i servizi ostetrici può prevenire i 2/3 delle morti materne e infantili globali – l’87% delle cure essenziali per le donne e i loro piccoli infatti può essere eseguito da un’ostetrica.

Quante donne partoriscono?
135 milioni di donne e 16 milioni le ragazze dai 15 ai 19 anni di età partoriscono ogni anno. Nei Paesi a basso e medio reddito, le complicanze della gravidanza e del parto sono la principale causa di morte tra le ragazze nella fascia d’età fra i 15 e 19 anni. Dal 1990, nei Paesi africani il numero di gravidanze annuali è aumentato del 50%.

Quante mamme e bambini muoiono?
Meno dell’1% delle morti materne si verificano nei Paesi ad alto reddito. Il tasso di mortalità materna nella Regione Africana è di 542 per 100.000 nati vivi, mentre in quella Europea è di 16 ogni 100.000 nati vivi. Inoltre, la mortalità materna è più alta nelle zone rurali e tra le comunità più povere, dove le probabilità di ricevere un'adeguata assistenza sanitaria sono minori, in particolare nelle regioni con un basso numero di operatori sanitari qualificati, come l'Africa subsahariana e l'Asia meridionale.
73 Paesi contano il 96% delle morti materne e il 93% della mortalità neonatale. Questi Paesi hanno il 78% delle nascite mondiali del mondo e hanno solo il 42% delle ostetriche, delle infermiere e dei medici del mondo. In questi Paesi, i deficit di forza lavoro sono spesso più acuti in aree dove i tassi di mortalità materna e neonatale sono più alti.

Perché le madri muoiono?
Le cause di morte materna nel 75% dei casi sono: infezioni, aborti non sicuri, disturbi ipertensivi (pre-eclampsia e eclampsia) e complicazioni legate alla gravidanza. Le altre cause sono legate a malattie cardiache, diabete o HIV / AIDS durante la gravidanza. Le morti materne sono dannose per lo sviluppo sociale e il benessere, poiché circa un milione di bambini rimangono senza madre ogni anno - questi bambini hanno maggiori probabilità di morire entro 1-2 anni dalla morte della madre.

Le madri ricevono un’assistenza sanitaria adeguata?
La mancanza di cure specializzate è il principale ostacolo al miglioramento della salute materna. Solo il 51% delle donne in Paesi a basso reddito beneficia di un'assistenza qualificata durante il parto. Ciò significa che milioni di nascite non sono assistite da una ostetrica, da un medico o da un'infermiera qualificata.

Cosa fa Amref?
Dal 2012 Amref ha formato oltre 8mila ostetriche. Considerando che un’ostetrica assiste ogni anno 500 donne, ogni anno Amref garantisce salute a 4 milioni di donne in Africa.

In Kenya: Curare mamme e bambini, in ogni villaggio
In Etiopia: Perché la salute sia una scelta. Per ogni donna
In Mozambico: Formazione per la vita di mamme e bambini
In Sud Sudan: Formiamo gli operatori sanitari del più giovane Stato africano


Fonti:
UNFPA
WHO



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