ANTONELLA UNISCE L’EUROPA ALL’AFRICA IN BICICLETTA

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10 Lug 2017

10 Lug 2017

Antonella unisce l’Europa all’Africa in bicicletta

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Un viaggio dall’Italia alla Norvegia riduce le distanze fra l’Europa e l’Africa. Antonella ha 33 anni, viene da Barletta, è laureanda in lingue orientali e ha deciso di intraprendere un lungo viaggio in bicicletta dall’Italia alla Norvegia, sostenendo Amref nelle aree rurali di Kitui e Siaya, in Kenya.

“Questo viaggio è nato come un gioco perché in realtà non pensavo sarei mai riuscita a metterlo in pratica. Ho sempre amato i viaggi, la bici e l'avventura, ma un giorno ho avuto la sensazione che fosse realmente arrivato il momento di doverlo fare. Ho contattato una serie di strutture e almeno una cinquantina hanno risposto positivamente alla mia richiesta di ospitalità. Quasi sempre sono entrata da loro come ospite e ne sono uscita da amica” racconta Antonella, che intanto sta scrivendo un libro sulle esperienze che sta vivendo e il modo in cui il viaggio la sta cambiando.

La bicicletta “Hemingway dice che è andando in bicicletta che si imparano i contorni di un paese ed io la penso proprio come lui. Osservando un paesaggio da un'automobile non si proveranno mai le stesse emozioni rispetto a quando si scruta un luogo dalla bici, dopo aver sudato e aver faticato per raggiungerlo. Attraverso questo mezzo si conosce meglio un territorio e si impara anche la geografia dei vari paesi”.

Il viaggio
“Tanta gente è stata disposta a lasciarmi le chiavi della propria casa perché voleva permettermi di realizzare questo sogno e così facendo è diventata parte del mio viaggio e della mia vita”. Il percorso per raggiungere la Norvegia sarebbe di 3.500 km, ma spesso il cammino si allunga, poiché l’itinerario di Antonella si basa sulle strutture che le offrono ospitalità: “Sono felicissima del modo in cui la gente ha risposto alla mia richiesta di ospitalità. A volte mi capita di chiedere indicazioni per andare in una città vicina e la gente si stupisce che io debba fare 35 km quel giorno. Quando dico loro che devo andare in Norvegia alcuni sono increduli, altri vogliono partecipare a questa esperienza offrendomi aiuto.

“Relazionarmi con la gente è forse la parte più bella del viaggio perché ho la possibilità di conoscete nuove realtà, diverse l'una dall'altra. Le persone che ho conosciuto hanno aperto la loro porta di casa ad una sconosciuta, questo significa che l'Italia non è un Paese del tutto chiuso ma ci sono molte persone aperte e con cui ho avuto il piacere di trascorrere giorni meravigliosi".

Aprire le porte “Credo che chiudere i porti ai migranti sia una vergogna. Si tratta di persone in difficoltà che scappano dalla guerra. Uomini, donne, bambini che chiedono aiuto. Togliere la possibilità a queste persone di entrare legalmente nel nostro Paese favorirebbe soltanto il traffico illegale di uomini, aumenterebbe il numero di morti. Non ho mai capito né tollerato chi giudica una persona in base al colore della pelle. La chiusura mentale è la più grande prigione che toglie libertà non solo a sé stessi, ma anche a chi purtroppo è vittima del potere”.

Perché Amref “Ho scelto di sostenere Amref perché penso sia un'associazione seria, che si batte per la difesa dei diritti dei più deboli. Mi è piaciuto il progetto idrico perché riflettevo sul fatto che mentre io ogni giorno percorro diversi km in bici soltanto per divertirmi, scoprire nuovi paesaggi e conoscere nuove persone, in Africa c'è gente costretta a camminare per tanti km solo per cercare acqua. Non si può rimanere indifferenti davanti a tanto dolore. Ecco perché ho voluto contribuire nel mio piccolo per sostenere questo progetto”.



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