RESTARE IN SUD SUDAN. L'IMPEGNO DI FRANCO E LA NOSTRA PROMESSA

12 Gen 2018

12 Gen 2018
Restare in Sud Sudan. L'impegno di Franco e la nostra promessa
Franco operatore Sud Sudan
Quando nel 1998 Amref ha avviato in Sud Sudan il Maridi National Health Training Institute, l’allora parte meridionale del Sudan era in guerra con il nord del paese da quasi 40 anni, per conquistarsi una voce in capitolo sul futuro della propria gente, eventualmente conquistandosi l’indipendenza.

All’epoca, il Sud Sudan dipendeva quasi interamente dagli aiuti internazionali e lo stato di instabilità e incertezza aveva praticamente interrotto da decenni ogni forma di educazione e di formazione.
Sostanzialmente i sudsudanesi non erano più in grado di occuparsi della propria gente. Praticamente in ogni settore della vita. Il settore sanitario poteva contare sull’operato di circa 47 Clinical Offers - assistenti medici che in molti Paesi africani rappresentano lo scheletro portante di tutta la sanità - mentre come minimo la popolazione avrebbe dovuto averne 500 per fornire una quantità ragionevole in ambito di servizi preventivi e curativi.

Dato che il Paese era ancora in guerra, per Amref la sfida era ardua. Bisognava trovare risorse finanziare per un progetto a lungo termine, quando tutti pensavano solo alle emergenze immediate. Bisognava mettere su delle infrastrutture, reclutare personale docente e studenti, metterli in sicurezza e badare ad ogni loro necessità, sviluppare curricula e materiali didattici e mille altre cose. Essendo questo il mestiere di Amref, gradualmente questi ostacoli, e ogni nuovo problema che è sorto negli anni, sono stati affrontati e risolti.

Per vent’anni il Maridi National Training Institute ha formato Clinical Officers e altri quadri sanitari, in particolare ostetriche, provenienti da ogni angolo del Paese. E ad oggi, Amref ha formato circa l’80% dei quadri sanitari intermedi che oggi operano in Sud Sudan.

Dopo la conquista dell’indipendenza e un breve periodo di stabilità e tante speranze, dopo quasi 4 anni è riesploso un conflitto. Questa volta interno. Compagni d’armi contro compagni d’armi, così il Sud Sudan è ripiombato nella crisi. 2 milioni dei suoi abitanti si sono rifugiati nei Paesi limitrofi, altri 2 hanno lasciato le proprie case per cercare sicurezza presso le città e i campi per sfollati, e quasi 5 milioni sono a rischio di fame e di epidemie.

La comunità internazionale si è nuovamente mobilitata a sostegno di queste popolazioni. Diversamente dal passato però, oggi, l’assistenza non pesa più su operatori provenienti dall’estero. Oggi il primo punto di riferimento per chi cerca sollievo sono gli stessi sudsudanesi.

Uno di questi è Franco, che ha fatto parte del 14esimo gruppo di studenti reclutati da Amref per l’istituto di Maridi e vi ha studiato tra il 2008-2010. Dopo essersi diplomato, Franco è rientrato tra la sua gente nella lontana città di Wau, nel nord-ovest del Paese. Ha fatto un anno di tirocinio nell’ospedale della capitale e poi ha servito per due anni un centro sanitario nel villaggio di Mapel, quella che anche qui viene chiamata una “harship area”, una zona di “sofferenze personali”, mettendosi al servizio di chi davvero ne aveva più bisogno.

A causa dell’insicurezza estrema che ha raggiunto anche Mapel nel 2016, Franco è dovuto rientrare nella città di Wau dove ha inizialmente lavorato in una struttura missionaria, fino ad approdare nel centro sanitario gestito dall’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni nel “campo protetto” della città che ospita 40.000 sfollati. Oggi, in questo centro sanitario, Franco visita fino a 200 pazienti al giorno, senza che sia stato necessario appoggiarsi su personale proveniente dall’estero. E quando tornerà la pace, Franco resterà al fianco della sua gente.

A Wau, Franco non è l’unico operatore formato da Amref. Ci sono anche Alberto, che lavora con gli sfollati che si sono rifugiati presso la cattedrale, c’è Luis, che ora si trova in zone rurali non accessibili dalla città ma che formalmente si occupa della salute delle forze di polizia. C’è Valentino che lavora con un’organizzazione non governativa.

Piano piano, anno dopo anno, la visione di far si che in ogni angolo del Sud Sudan ci fosse almeno un operatore sanitario locale qualificato al servizio della propria gente si sta realizzando, e gradualmente l’ossatura portante del sistema sanitario nazionale sta prendendo forza, nonostante gli ostacoli che la storia pone a questo cammino. Ma lo sviluppo a lungo termine delle nazioni si costruisce così.

Tommy Simmons
Fondatore di Amref Italia



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