COME MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE SULL’AFRICA IN PERIODO DI COVID, SENZA RACCONTARE "UNA SINGOLA STORIA"

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09 Set 2020

09 Set 2020
Come migliorare la comunicazione sull’Africa in periodo di Covid, senza raccontare "una singola storia"
  • Heron Kagaya by Esther Mbabazi
  • Clinical officer covid africa
Heron Kagaya by Esther Mbabazi
“L’Africa si prepara al Coronavirus”, “Il coronavirus potrebbe devastare i Paesi poveri”, “Coronavirus: il sistema sanitario africano è messo a dura prova”. Questi sono solo alcuni dei titoli che sono apparsi da quando sono stati rilevati i primi casi di Coronavirus nel continente africano. Tuttavia, il numero di casi confermati, come il numero di test diagnostici eseguiti, varia notevolmente da un Paese all’altro. Questo suggerisce che potremmo non vedere il quadro completo, ma ciò che è certo è che la pandemia si sta evolvendo e il virus diffondendo ogni giorno. Con ogni nuovo sviluppo – dati, ricerche, interventi o aggiornamenti – arrivano nuove previsioni su quanto sia probabile che il continente africano venga gravemente colpito. Sebbene questo desiderio di dipingere il quadro definitivo – raccontare quella che Chimamanda Ngozi Adichie chiama “una singola storia”sia comprensibile, non è sempre utile.

Infatti, può spesso generare falsa informazione, errori di linguaggio, racconto di parte e narrazione distorta. Fenomeni che – soprattutto oggi – deformano la visione dell’Africa. Per questo motivo, Rachel Erskine e Janice Njoroge, responsabili della comunicazione di Amref Health Africa nel Regno Unito e in Kenya, hanno voluto condividere cinque consigli, dedicati ai giornalisti, su come migliorare la comunicazione sull’Africa e sulla crisi sanitaria Covid-19.

1. Ricorda che l’Africa non è un Paese
L’Africa è un continente con 54 Stati, 1,1 miliardi di abitanti e un’enorme varietà di comunità e culture diverse. Le autorità nazionali in Africa hanno adottato una serie di approcci differenti, proprio come hanno fatto altrove. Sarebbe infatti difficile parlare di un’esperienza europea comune: basta confrontare la risposta del Regno Unito con quella della Svezia o della Germania. Allo stesso modo, ci sono pochissimi parallelismi da tracciare tra l’esperienza del Senegal – che ha agito rapidamente per chiudere i confini e implementare un lockdown, che ha optato per test diffusi in tutto il Paese e ha messo in pratica le lezioni apprese durante la crisi Ebola del 2014-2016 – e quella della Tanzania, la cui risposta è stata difficile da valutare sia per i media locali che internazionali. Riconoscere e analizzare i trend a livello continentale è certamente importante, ma approfondire l’esperienza di ogni Paese e contestualizzare il più possibile le informazioni, lo è altrettanto.

2. Racconta storie di “speranza razionale”
Gli scenari apocalittici descritti da alcuni commentatori trascurano le numerose storie di successo africane. Sebbene sia importante rimanere lucidi sul forte aumento dei casi – e sugli impatti secondari della pandemia, già evidenti – possiamo e dobbiamo, parallelamente, continuare a far luce su esempi di cooperazione regionale e nazionale, partnership innovative, forte leadership, ricerca pionieristica e cambiamento guidato dalla comunità. Tra le esperienze di 54 Paesi ci sono lezioni da imparare e ragioni per sperare.

3. Rendi politico il personale
La scrittrice sudafricana Sisonke Msimang avverte che storie ben raccontate possono creare “un’illusione di solidarietà” che ci frena dall’agire. Quando leggiamo la storia di un individuo eccezionale che è riuscito a superare le proprie sventure e migliorare la propria condizione di vita, i nostri sentimenti nei confronti di quella persona possono renderci ciechi di fronte alle disuguaglianze strutturali che hanno creato le circostanze avverse.
Certo, è stimolante leggere storie di persone straordinarie che si mettono in gioco per proteggere la propria vita, le loro famiglie e le loro comunità. Tuttavia, è fondamentale mettere queste storie in prospettiva, contestualizzarle e usarle per galvanizzare sforzi collettivi volti a creare un cambiamento sistemico significativo e misurabile.

4. Continua a sottolineare l’interconnessione raccontando storie varie e profonde
Questa crisi globale ha evidenziato la nostra interconnessione: ha portato alla luce l’importanza di sistemi sanitari forti e resilienti dotati di personale sanitario formato, retribuito e protetto, e ha aperto una finestra su antichi punti di contrasto e profonde disuguaglianze. Gli effetti della pandemia continueranno a farsi sentire per molto tempo dopo che la crisi avrà raggiunto il picco.
Ciò che accade in Africa è importante ovunque: perché siamo una comunità globale che affronta sfide comuni con soluzioni condivise. Mai come in questo momento ci siamo sentiti connessi gli uni agli altri, e mentre il mondo si ricostruisce è fondamentale conservare il senso di solidarietà che ha alimentato gli sforzi per combattere la pandemia in questo periodo. Assicuriamoci quindi che l’Africa continui a fare notizia e che le storie a cui diamo più visibilità siano complesse e varie.

5. Nobilita le competenze africane
Troppo spesso, le voci africane sono escluse dalle narrazioni sul Covid-19, nonostante l’ubiquità delle piattaforme digitali che ci consentono di trascendere la distanza. Ma non mancano le competenze in Africa. Organizzazioni come la Mo Ibrahim Foundation hanno attinto alla ricchezza dei dati a disposizione per presentare un quadro chiaro e accurato del contesto Covid-19, evidenziando dove gli sforzi potrebbero e dovrebbero essere concentrati per gestire e mitigare la pandemia nel migliore dei modi. Abbiamo anche visto la Global Partnership for Sustainable Data invitare i membri della propria rete a sostenersi a vicenda con risorse vitali, a produrre e analizzare dati di qualità, a implementare buone pratiche e a condividere esperienze. Amref Health Africa ha collaborato con Dalberg per condurre #AfricaDialogues, una serie quindicinale di webinar che porta l’esperienza africana ad un pubblico globale.

Giornalisti e redattori dovrebbero sfruttare questa opportunità per dare spazio a nuove voci, per amplificare il “talento locale” e per costruire relazioni che sopravvivranno alla crisi.



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