LE DONNE NON DOVRANNO PIù SOFFRIRE IN SILENZIO. 23 MAGGIO: FISTOLA DAY.

23 Mag 2020

23 Mag 2020
Le donne non dovranno più soffrire in silenzio. 23 maggio: Fistola Day.
  • vivian e mussa
  • lucia mafuraya
vivian e mussa
Una vita di sofferenze a seguito del parto: è questo il rischio a cui la fistola ostetrica espone le giovani donne africane. Per cambiare questa realtà, Amref Health Africa, il 23 maggio del 2020, si unisce al resto del mondo per celebrare la Giornata Internazionale per porre fine alla fistola ostetrica.

“Ero incinta di 10 mesi, ma il mio bambino era morto nell’utero, senza che io lo sapessi”. Sono queste le parole di Idhelo Muhumed. La ragazza oggi ha 18 anni, ma ne aveva solo 16 quando si è sposata ed è rimasta incinta. Il parto è stato doloroso: 3 giorni di travaglio, assistita solo dalla madre. Successivamente, Idhelo racconta di aver provato una grave incontinenza, oltre ad un dolore addominale lancinante. “Pensavo fosse una conseguenza normale”, dichiara. Poi, però, le sono state diagnosticate una setticemia in corso e la fistola ostetrica.

Come Idhelo, in Kenya ogni anno circa 2.000 donne sono colpite da fistola ostetrica: una lacerazione dei tessuti genitali causata da travagli prolungati e non assistiti. Le conseguenze includono dolore cronico, infezioni e incontinenza, che portano all’isolamento sociale e a una vita di sofferenze. La soluzione esiste ed è l’intervento chirurgico, insieme a un percorso preventivo di formazione e sensibilizzazione.

“Da quando mi sono operata non ho più perdite. Sono così felice. Sono grata ai medici e ad Amref per le cure che mi hanno dato”
. A Idhelo torna il sorriso sul volto, con tutto il candore dei suoi 18 anni.

Infatti, la salute sessuale e riproduttiva è uno dei pilastri principali di intervento di Amref Health Africa nel continente africano. Da quasi 20 anni sostiene la lotta per porre fine alla fistola ostetrica in Uganda, in Kenya e in Tanzania. Infatti, a partire dal 2002, Amref Health Africa ha sostenuto la formazione di 191 operatori sanitari nella gestione delle fistole ostetriche, ha rimborsato ad almeno 41 ospedali il costo del trattamento di 12.557 donne sopravvissute alla fistola, ha fornito attrezzature mediche agli stessi 41 ospedali regionali e distrettuali per garantire l’intervento chirurgico ad ogni donna che ne necessitasse, oltre ad aver fornito supporto terapeutico alle donne e aver sostenuto la loro reintegrazione socio-economica nella comunità.

Nelle Contee di Turkana, Garissa e Masabit, in Kenya, è inoltre in corso un progetto di Amref, sostenuto dalla FAI - Fondation Assistance International, a tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne. Le attività sono finalizzate a raggiungere 200.000 donne e ragazze tra i 15 e i 59 anni, per sensibilizzarle sulla salute femminile, le cure materne, le possibili complicazioni in gravidanza e il parto, come la fistola ostetrica. Il progetto prevede anche l’allestimento dei cosiddetti “Fistula Camp”, ovvero missioni cui partecipano medici specialisti e chirurghi che effettuano screening a decine di donne e individuano le pazienti che hanno bisogno urgente di essere operate. Le tre Contee in cui hanno sede le attività sono state scelte a causa degli altissimi tassi di povertà e delle enormi esigenze di salute ancora insoddisfatte.

“Avevo sentito parlare di una malattia chiamata fistola, ma non sapevo che aspetto avesse”, Vivian, come Idhelo, è una sopravvissuta. “Quando ho iniziato ad accusare i primi sintomi, non potevo immaginare tutto ciò,” continua. “Mi considero fortunata. La maggior parte delle donne che ho conosciuto nel mio gruppo di sostegno è stata lasciata dal marito e allontanata dalla famiglia, dagli amici e dal resto dalle comunità. Ma Mussa, mio marito, mi è stato vicino, mi ha sostenuta e mi ha fatto capire che avremmo superato tutto ciò insieme. E così è stato”. Troppo spesso, infatti, come tristemente attestato da Vivian, una donna con la fistola, incapace di controllare la perdita dei rifiuti del suo corpo e i gli odori che ne derivano, allontana il marito, la famiglia e gli amici.

Inoltre, in conseguenza a una scarsa conoscenza della fistola e delle sue cause, da parte della comunità, una donna viene spesso incolpata per le sue condizioni e vive troppo spesso in isolamento, ignara del fatto che altre donne condividono le sue sofferenze, e che tale malattia è curabile.

“Invitiamo tutte le donne sopravvissute alla lacerazione a visitare la nostra struttura. Noi le sosterremo”, dichiara il Dott. Elieza Chibwe, ginecologo ed esperto di fistola all’ospedale Bugando, in Tanzania. “Le nostre comunità pensano che la fistola sia una valida ragione di vergogna, coloro che ne soffrono, si nascondono. Ma la fistola non determina la fine della vita di una donna.



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