CORONAVIRUS: PERCHé NON STA CONTAGIANDO L'AFRICA?

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25 Mar 2020

25 Mar 2020
Coronavirus: perché non sta contagiando l'Africa?
covid africa
Dall’Africa settentrionale fino all’Africa Sub-Sahariana, il Coronavirus sta implacabilmente avanzando anche nel continente africano. Ad oggi, sono 35 gli Stati africani che hanno registrato un totale di circa 3.100 contagi e circa 50 decessi. Si tratta comunque di un contagio limitato, se si considera che in Africa vivono 1,3 miliardi di abitanti e il continente ha da tempo regolari rapporti commerciali con la Cina.

Nonostante nell’ultima settimana sia sestuplicato il numero di casi confermati, Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), considera la possibilità che ci siano molti più contagi rispetto a quelli dichiarati dalle cifre ufficiali. Contrariamente, gran parte degli esperti esclude l’ipotesi che ci possano essere errori di rilevazione così significativi da non registrare lo scoppio di un’epidemia. Tra questi, Amadou Alpha Sall, capo dell’istituto Pasteur di Dakar, in Senegal, che afferma: “lo sapremmo, le persone sono attente e l’OMS è in allerta.” Inoltre, come riportato dal settimanale di divulgazione scientifica inglese, New Scientist, Mark Woolhouse, dell’Università di Edimburgo, supporta questa tesi dichiarando che “è possibile lasciarsi sfuggire qualche caso, ma data l'accresciuta consapevolezza in Africa, la mancanza di morti legate al Coronavirus nel continente implica che non ci sono ancora grandi focolai non rilevati.”

Di seguito, una panoramica delle teorie emerse da una ricerca di pareri in rete riguardanti il contagio limitato da Covid-19 nel continente africano.

Una delle ipotesi più comunemente ammesse è che i Paesi africani non abbiano una rete diagnostica all’altezza, e che quindi il numero dei casi di soggetti infettati dal coronavirus sia sottostimato. Infatti, a dimostrare la precarietà dei sistemi sanitari del continente, l’Onu afferma che l’Africa ospita solo il 3% del personale medico mondiale, nonostante sopporti oltre il 24% del carico globale di malattie. Inoltre, secondo uno studio pubblicato il 19 febbraio 2020 su Lancet – la rivista internazionale più influente nel settore della medicina – il 74% dei Paesi africani ha un piano di preparazione alla pandemia influenzale, tuttavia, la maggior parte di questi piani è obsoleta e considerata inadeguata ad affrontare una pandemia globale.

Inoltre, tra il 2010 e il 2016, le infezioni del tratto respiratorio inferiore sono state la causa principale di morte, nel continente africano. Le malattie più comuni dovute a queste infezioni sono la bronchite e la polmonite. Pertanto, considerando che queste malattie condividono sintomi con Covid-19, potrebbe risultare ancora più difficile distinguere i casi di decessi per polmonite dai casi di decessi legati a Covid-19. In questo caso, si potrebbe considerare l’ipotesi di una difficile differenziazione e di conseguenza una difficoltà più elevata nell’identificazione e nel monitoraggio del virus.

Al contrario, esperti tra cui Jimmy Whitworth della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra, hanno individuato una possibile ragione nelle misure di isolamento che sono state immediatamente implementate da alcune nazioni africane, quattro delle quali hanno imposto fin dall’inizio la quarantena ai visitatori provenienti dalle zone del mondo più colpite ed eseguito i controlli in molti aeroporti. Tuttavia, Ethiopian Airlines, la più grande compagnia aerea del continente africano, dichiara di non aver mai sospeso i voli per la Cina, come segnalato da varie fonti e confermato dal sito ufficiale della compagnia stessa. Lo stesso vale per China Southern, i cui collegamenti con il Kenya sono stati interrotti solo per un breve periodo.

Un ulteriore fattore da considerare nell’analisi del contagio limitato da Covid-19 nel continente africano è l’età media. In Italia, è di 45 anni, in Cina di 37. In Nigeria, lo Stato africano più popoloso, l’età media è di 17,9. Come tutti ormai sappiamo, sono soprattutto i più anziani ad essere colpiti in maniera più violenta e dannosa dal Coronavirus. Questa caratteristica che possiedono la maggior parte dei Paesi del continente, potrebbe quindi significare che una percentuale elevata di casi potrebbe essere, in Africa, di lieve entità. Come riportato dal settimanale di divulgazione scientifica inglese, New Scientist, Mary Stephen, dell’OMS, esclude l’ipotesi che ci possa essere una sottostima del numero dei soggetti infetti nel continente africano. Stephen sostiene ciò sulla base della bassa soglia dell’età media della popolazione.

Infine, alcuni hanno ipotizzato che il virus abbia difficoltà a circolare in condizioni metereologiche come quelle che prevalgono in gran parte dei Paesi dell’Africa, dove la temperatura media è nettamente più alta rispetto a quella europea. Questa teoria è, in una certa misura, basata su un paragone tra Covid-19 e l’epidemia di SARS che si verificò tra il 2002 e il 2003. Questo perché la SARS e l’attuale pandemia sono nate in condizioni climatiche molto simili, e la prima si esaurì proprio con l’arrivo della stagione calda. Miguel Araújo, ricercatore di biodiversità presso il Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid, esprime i suoi pensieri a riguardo, riportati da BBC. “Capisco che uno si possa aspettare che i due virus condividano comportamenti simili,” afferma. “Ma questa non è un’equazione a una variabile.” Difatti, nonostante le numerose supposizioni a favore di questa teoria, ad oggi non c’è nessuna prova scientifica. L’OMS, a riguardo, ha dichiarato che è “una falsa speranza” che il Coronavirus non sopravviva ai climi caldi, e ha sollecitato la popolazione mondiale a “non trattarlo come un raffreddore stagionale.”

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Per saperne di più, Amref Health Africa-Italia ha creato uno spazio dedicato ai contenuti riguardanti lo sviluppo di Covid-19 nel mondo e in Africa: Wakelet, Speciale Coronavirus

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