Il seguente articolo è a cura del Dr. Githinji Gitahi, Global CEO di Amref Health Africa e responsabile della Commissione africana di risposta al COVID-19.


L’epidemia di vaiolo, come quella di Ebola prima di essa, è un chiaro segnale del fatto che l’Agenda per la sicurezza sanitaria globale, i suoi strumenti, il suo quadro di attuazione e la sua governance necessitano di una revisione urgente.

Nonostante la rilevazione di oltre 10.000 casi sospetti di vaiolo e 600 decessi tra il 2020 e 2021 in Paesi a basso reddito, l’OMS ha immagazzinato vaccini contro il virus del vaiolo che sono stati mobilitati solo quando la malattia è stata identificata, con numeri estremamente inferiori e senza decessi, nei Paesi ad alto reddito nel 2022, iniziando a valutare l’ipotesi di un’emergenza sanitaria pubblica ai sensi del regolamento sanitario internazionale.

Solo nel 2022, l’Africa ha registrato oltre 1.400 casi sospetti di vaiolo, e 66 decessi legati al virus. In questo periodo, con una conoscenza adeguata dell’efficacia del vaccino antivaioloso, non c’è stata la spinta a usare i vaccini nemmeno in prima linea.

Nessuna morte evitabile dovrebbe essere accettabile. In nessun angolo di mondo.

Gli strumenti per rallentare la diffusione del vaiolo delle scimmie sono disponibili da tempo, ma le politiche e i sistemi non sono stati messi a disposizione delle popolazioni africane, che ospitano focolai dagli anni ’70.

Non si tratta di un caso isolato. Non è la prima malattia che attira fondi e interesse solo dopo aver infettato persone provenienti da Paesi ad alto reddito.

Abbiamo assistito a ritardi decennali nell’accesso agli antiretrovirali salvavita nel continente africano, a un anno di ritardo nel dichiarare emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo del 2018 e, più di recente, a gravi disuguaglianze nell’accesso alle contromisure mediche COVID-19, che hanno visto l’Africa incapace di raggiungere gli obiettivi di vaccinazione COVID-19 e, tutt’oggi, incapace di accedere ai relativi farmaci.

L’OMS dispone di 31 milioni di dosi di vaccini antivaiolosi, efficaci contro il vaiolo delle scimmie, per lo più conservati nei Paesi donatori e destinati alla risposta rapida in caso di nuova insorgenza della malattia, dichiarata eradicata nel 1980. Le dosi non sono mai state rilasciate per nessun focolaio di vaiolo delle scimmie in Africa.

La stessa cosa sta succedendo con le scorte di vaccini contro l’ebolavirus, che vengono trattenute da Paesi ad alto reddito, mentre l’Ebola continua a minacciare gli operatori sanitari e i volontari non vaccinati in Paesi africani come l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.

L’Unione africana dovrebbe cercare un maggiore controllo sulla sicurezza sanitaria del proprio popolo e, allo stesso tempo, la struttura che governa la sicurezza sanitaria globale dovrebbe coordinarsi maggiormente con la regione africana, per proteggere il resto del mondo. Nel febbraio 2022, il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, ha proposto l’autonomia dell’Africa CDC - agenzia di salute pubblica dell’Unione africana per sostenere le iniziative di salute pubblica degli Stati membri e rafforzare la capacità delle loro istituzioni sanitarie di affrontare le minacce di malattie - e la creazione dell’Autorità africana per la preparazione e la risposta alle pandemie (APPRA), entrambe adottate dall’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo.

Se l’Africa - un continente che ospita il 17% della popolazione globale e il 27% di tutti i Paesi del mondo - avesse i mezzi per reagire, rispondere e controllare le minacce di malattie, il mondo sarebbe un posto più sicuro. Un CDC africano forte, guidato dall’Africa, dotato di un mandato indipendente e di risorse, che lavori con altri organismi, tra cui l’OMS, non andrà a beneficio della sola Africa, ma del mondo intero.

I ministri della Sanità degli Stati membri africani riuniti nel Comitato strategico per la salute dell’Unione africana lo sanno meglio di chiunque altro, ed è loro dovere proteggere le generazioni future dall’imbarazzo che la nostra generazione ha affrontato lasciando il nostro destino completamente nelle mani di altri.