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Quest’anno abbiamo chiesto il vostro aiuto più importante: la vostra fiducia.

Ve lo abbiamo chiesto per tante ragioni diverse, per tante persone diverse.

Ve lo abbiamo chiesto per Esther Aiuku, infermiera e ostetrica di Kibera, una delle baraccopoli più grandi del mondo, nella città di Nairobi. Esther, nella clinica di Amref situata nel cuore dello slum, assiste le madri che devono partorire e si prende cura dei piccoli che vengono alla luce. Il contesto in cui lavora è molto difficile, la miseria permea la baraccopoli e la salute, per chi vive di stenti, non è considerata una priorità. Le persone muoiono, perché non possono curarsi o non sanno di poter chiedere aiuto. In questa cornice, potrebbe sorgere spontaneo il desiderio di gettare la spugna, a meno che non si abbia una forte motivazione. Il suo incentivo Esther lo trova ogni volta che fa nascere un bambino. “Quando lavoro a un parto e finalmente vedo il neonato piangere, mi sento felice, ho contribuito a portare al mondo una vita in più, amo moltissimo il mio lavoro”.

Vi abbiamo chiesto fiducia per il signor Mzee Etoo, che vive in una zona rurale del Kenya - nella contea di Samburu - e ogni giorno percorre un tragitto di 3 ore per portare il suo bambino di pochi anni, ammalato, al centro sanitario più vicino, affinché possa ricevere le cure adatte. Lo fa perché sua moglie deve rimanere a casa, in convalescenza dopo un aborto spontaneo quando era quasi al termine della gravidanza. Mzee Etoo ogni giorno, con suo figlio sulla schiena, percorre decine di chilometri a piedi, perché, con il supporto di Amref, nella sua comunità fortemente patriarcale si sono svolte delle giornate di sensibilizzazione e formazione sulla parità di genere, sull’importanza che uomo e donna partecipino allo stesso modo alla vita familiare e sociale.

Vi abbiamo chiesto di darci fiducia anche a nome di chi non ha voce, nel Sud Sudan devastato dalla guerra. Fiducia per Costanzia, Macabi, e Natabugu, che hanno 22 anni. Il loro Paese è in conflitto da quando sono bambine, dopo quella con il Sudan per l’indipendenza, infatti, è iniziata la guerra civile. Non avrebbero mai immaginato di poter andare a scuola e terminare gli studi. Invece, nonostante la disperazione, le violenze, la carestia, le tre ragazze hanno trovato speranza. Nel gennaio del 2013 hanno avuto la possibilità di iscriversi alla Maridi Girls’ Boarding School for the Sciences: il primo liceo scientifico femminile del Sud Sudan. Costanzia, Macabi, e Natabugu si sono diplomate da qualche anno e ora stanno per terminare un corso di formazione da ostetriche, gestito, come la scuola di scienze, da Amref.

Queste sono solo alcune storie di donne, uomini e bambini che avete sostenuto, credendo in noi e nel nostro lavoro.

La vostra fiducia nel futuro dell’Africa è l’unico aiuto che può davvero cambiare il mondo.

Grazie.

Buon 2019, con Amref, con l’Africa.
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