Santone Africa
Qualche settimana fa siamo partiti per una missione speciale in Kenya: una visita ai nostri progetti dedicati alla lotta alle mutilazioni genitali femminili, in compagnia del dott. Giancarlo Santone, direttore del centro SAMIFO (Salute Migranti Forzati), struttura nata dalla collaborazione tra la ASL Roma 1 e l’Associazione Centro Astalli. Giancarlo Santone, medico, si è sempre dedicato alla salute dei più vulnerabili. Dal Sud America all’Africa, ha messo a disposizione le sue competenze e conoscenze per aiutare chi aveva meno possibilità. Questa volta, con Amref, è tornato nel continente africano, per imparare qualcosa di più sulle mutilazioni genitali femminili, su come contrastarle e gestirle anche in Italia. Di seguito l’intervista che ci ha rilasciato.

Chi è Giancarlo Santone e qual è il suo percorso professionale?

Fu la morte per leucemia di un carissimo amico che decisi dopo il liceo di iscrivermi a medicina e chirurgia. Avevo fame di conoscenza, avevo voglia di studiare, cercare di capire e di trovare risposte. Così mi laureai senza problemi con 110 e lode. Studiare sui libri, però, non mi bastava, avevo sete anche di altre conoscenze: volevo conoscere il mondo, mettermi alla prova, sfidare la paura. Così, insieme ad un amico fraterno, partimmo due volte da Roma per attraversare l’Africa: Tunisia, Algeria, Niger, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Conakry... Nei primi anni novanta, invece, ho vissuto 2 anni in Uruguay come cooperante, poi un anno a Maputo- Mozambico - per un progetto di supporto alla sezione di salute mentale del Paese. Sia l’Uruguay che il Mozambico erano recentemente usciti rispettivamente da una dittatura torturatrice e da una guerra civile terrificante. Queste esperienze hanno segnato il mio tragitto professionale. Al rientro in Italia ho lavorato presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale San Giacomo di Roma, occupandomi prevalentemente dei pazienti stranieri ricoverati.
Nel 2006 grazie ad una iniziativa lungimirante nasce il centro SAMIFO (Salute Migranti Forzati), con l'obiettivo di tutelare la salute dei richiedenti asilo e titolari di protezione. La popolazione assistita è prevalentemente composta da migranti forzati maggiorenni. Particolare attenzione è rivolta alla cura delle vittime di guerre, di tortura e di violenza intenzionale (per persecuzione politica, religiosa, di genere, matrimonio forzato, etc), così come di abusi sessuali e di mutilazioni dei genitali femminili (MGF).

Come è nata la scelta di partire per l'Africa in questa ultima missione con Amref?

Nel 2014 ho coordinato, per la ex ASL Roma A, il progetto: “Prevenzione e contrasto delle Mutilazioni Genitali Femminili”- Finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2014/2015. Sono entrato dentro una realtà che, pur conoscendo bene, mi ha dato quello stimolo in più per approfondire il fenomeno e organizzare un servizio più attento alle problematiche, fisiche e psicologiche, delle donne che hanno subito la mutilazione.
Secondo la nostra esperienza al Centro SAMIFO, l’80% ha un’età compresa fra 20 e 40 anni, e di queste la metà ha meno di 30 anni . Negli ultimi 2 anni abbiamo avuto un aumento di richieste da parte delle vittime di mutilazione genitale di poter accedere a percorsi di chirurgia, per ridurre le conseguenze sulla salute fisica e sessuale. Le donne che si rivolgono a noi provengono tutte dal continente africano.
Per questo ho deciso di partire con Amref.

La sua visita - e il suo lavoro - ha avuto come focus le mutilazioni genitali femminili: che cosa ha "scoperto"?

Sono stato in Africa per imparare. L’approccio integrato alla lotta alle mutilazioni genitali femminili, proposto da Amref, è risultato vincente. L’empowerment delle donne, in qualità di agenti di cambiamento, rappresenta per noi un’esperienza altamente formativa. La partecipazione alla trasformazione di donne, uomini e bambini delle comunità, insieme alle scuole e agli operatori sanitari locali, ha favorito un confronto che ha di fatto portato all’abolizione della pratica.
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