Nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda è stata dichiarata l’emergenza internazionale per il nuovo focolaio di Ebola.
Il virus sta colpendo aree fragili, attraversate da conflitti e continui spostamenti di popolazione.
I casi aumentano rapidamente e il contagio potrebbe essere rimasto invisibile per settimane.
A rendere questa epidemia ancora più pericolosa è il ceppo responsabile: il Bundibugyo virus, contro cui oggi non esistono vaccini né terapie autorizzate.
Per molti bambini un’infezione può significare febbre altissima, disidratazione grave, emorragie e morte nel giro di pochi giorni.
Il virus colpisce con violenza le persone più fragili: bambini già indeboliti dalla malnutrizione, donne incinte, anziani, famiglie senza accesso a cure e acqua sicura.
Per le donne in gravidanza il rischio è ancora più alto. In aree dove ospedali e centri sanitari sono già fragili, Ebola può interrompere completamente l’assistenza prenatale e rendere impossibile ricevere cure sicure durante il parto.
I nostri operatori sanitari in questo momento stanno rischiando la vita per fermare il contagio prima che sia troppo tardi.
Il nostro lavoro è quello di:
- formare personale sanitario e volontari locali per identificare i casi sospetti, isolare i contagi e proteggere le persone più vulnerabili prima che il virus si diffonda ulteriormente.
- fornire dispositivi di protezione, materiali sanitari e supporto agli operatori che lavorano nei centri sanitari e nelle comunità più isolate, spesso mettendo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.
- rafforzare la sorveglianza sanitaria nelle aree di confine e nei villaggi più remoti, dove il virus rischia di circolare per settimane senza essere individuato.
- garantire cure essenziali e continuità dell’assistenza a bambini malnutriti, donne incinte e famiglie fragili che rischiano di restare completamente senza supporto sanitario.


