“Se sei nato in Nord Uganda, negli
ultimi 20 anni, la scelta di vita è quasi obbligata, lasci tutto ciò che hai e
ti rifugi insieme agli altri a vivere in campi di sfollati, in condizioni
igieniche spaventose, senza né acqua né prospettive….
1 milione e 800 mila persone vivono
oggi all’interno dei campi profughi…”
Dopo venti lunghi anni di conflitto, il 26 Agosto 2006 è
stato firmato un Accordo per la cessazione delle ostilità tra il Governo
Ugandese e i ribelli dell’LRA, dando l’avvio a complesse trattative di pace e
aprendo uno spiraglio di speranza per le popolazioni Acholi del Nord. L’Accordo
è stato rinnovato il 2 Maggio 2007. I negoziati hanno vissuto una grave
situazione di stallo e sono attualmente ancora in una fase delicata, ma grazie
alla situazione di relativa calma degli ultimi mesi molti sfollati stanno
abbandonando i campi IDPs nei quali hanno vissuto fino ad oggi e stanno
gradualmente rientrando nei propri villaggi di origine. Per facilitare questo
processo, sono stati costruiti dei “campi satellite” posizionati lungo il
percorso, provvisti di mezzi per la sussistenza, servizi sociali e personale
addetto alla sicurezza. Nonostante questo lento processo di decongestionamento,
l’80% della popolazione vive ancora nei campi IDPs, dove le condizioni generali
sono sempre di estrema povertà, con alti indici di mortalità materna e infantile,
un’aspettativa di vita fra le più basse al mondo e la privazione dei diritti
umani basilari. Le condizioni di vita registrate all’interno dei campi sono
particolarmente complesse, soprattutto a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie
e di una grave situazione di sovraffollamento e gli indicatori demografici
relativi ai distretti di Gulu, Kitgum e Pader testimoniano una situazione
umanitaria molto critica.
La guerra civile ha contribuito agli alti tassi di mortalità
nella regione: a Kitgum, Gulu e Pader - i tre distretti dove opera AMREF - il
tasso di mortalità infantile è doppio rispetto alle soglie di emergenza.
“…Avevo già visitato il distretto di
Gulu, ma ogni volta sembra essere la prima: pensieri e sentimenti contrastanti
affollano come sempre, in questi luoghi, la mia mente. Dovrei essere abituata a
parlare di Africa, dovrei essere abituata a trattare determinati argomenti,
dopo 11 anni di lavoro per AMREF, di lavoro con e per l’Africa, le sensazioni
sembrano invece rimanere sempre le stesse.
Ascolto Zura, collega di AMREF Uganda,
durante la mia visita ad un campo profughi proprio nel distretto di Gulu, che
racconta del suo programma di vaccinazioni.
Zura si dedica ai bambini sotto i 5
anni, li vaccina contro tubercolosi, pertosse, poliomielite, polmonite,
morbillo e tetano. Racconta di come è riuscita a creare un punto di accoglienza
dove ritrovarsi puntualmente ogni settimana,stesso giorno, stessa ora, per
aiutare tutte le mamme a portare spontaneamente i propri bambini per le
vaccinazioni di base.
Zura ha bisogno di mezzi di trasporto,
di frigoriferi dove conservare i vaccini, di tempo e materiale per insegnare
come tenere dei registri delle vaccinazioni…..”
L’obiettivo principale della campagna di vaccinazioni di
AMREF - presente dal 1998 in Nord Uganda – è il miglioramento delle condizioni
sanitarie e della riduzione della mortalità infantile nei distretti di Gulu,
Kitgum e Pader, attraverso un programma di vaccinazione che prevede di
immunizzare i minori di 5 anni contro le sei malattie più diffuse (tubercolosi,
difterite, pertosse, tetano, poliomielite, epatite B e Haemophilus Infuenzae B)
e lo sviluppo di risorse umane attraverso attività di formazione tecnica.
La vaccinazione è ritenuta, in campo sanitario, un
intervento cost-effective che contribuisce in un periodo di tempo relativamente
breve al miglioramento degli indicatori delle condizioni generali di salute estremamente
bassi.
Principali attività:
Educazione e sensibilizzazione delle comunità sulle attività
di vaccinazioni e formazione dei “mobilizzatori” comunitari
• Attività di registrazione e monitoraggio delle nascite e
formazione di addetti alle registrazioni
• Sessioni di vaccinazioni presso i campi e i centri
sanitari
• Formazione Vaccinatori Comunitari e Operatori Sanitari
sulle procedure standard di vaccinazione, lo studio delle principali malattie
infantili e dei
vaccini, elementi di nutrizionismo base, la somministrazione
della vitamina A, la gestione dati e le procedure di monitoraggio.
• Formazione sulle procedure sicure di trasporto,
refrigerazione e mantenimento vaccini
• La produzione di T-shirt per i bambini con messaggi
educativi nel linguaggio locale
“….Alzo la testa e mi guardo
intorno: non ci sono altro che bambini!
Mi sembra quasi impossibile che Zura
possa vaccinarli tutti, né lei né i suoi 300 operatori formati nel corso
dell’ultimo anno. Mi coinvolge, mi fa capire che è possibile, mi spiega quanto
sia importante il suo lavoro: le basta solo il nostro aiuto. Ci crede, si vede
che ci crede e mentre le parlo ci credo anch’io e per fortuna i dati lo
confermano.
Intanto Zura continua imperterrita a
spiegarmi il suo lavoro: consegna a ogni madre una scheda
per registrare le vaccinazioni.
“Vuoi dire che in mezzo a questa
desolazione, dove se sei fortunato possiedi una pentola e una camicia, queste
donne riescono a conservare una scheda di vaccinazioni e ricordarsi quando fare
il richiamo ?”.
La risposta è davanti ai miei occhi:
arrivano le prime madri, hanno in mano le schede, impolverate, sbiadite, ma le
hanno.
Allora Zura non è l’unica a
crederci: ci credono anche loro.”
Dal 2000 ad oggi sono stati
vaccinati più di 150.000 bambini
Aiuta me ed AMREF a dare una speranza
di vita ai bambini Ugandesi.
In fondo basta poco…