UN'INSEGNANTE DA NOBEL, CON IN TESTA L'AFRICA

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12 Dic 2016

12 Dic 2016
Un'insegnante da Nobel, con in testa l'Africa
  • Barbara
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Barbara
Barbara Riccardi è stata l'unica italiana candidata nel 2015 al Global Teacher Prize, il premio Nobel degli insegnanti. Lavora presso l'istituto Comprensivo Padre Semeria di Roma - scuola che aderisce al progetto di Amref "Link to School" - ed è docente di Italiano, storia, educazione civica, geografia, tecnologia, musica, educazione motoria.

Accanto a queste discipline tradizionali, però, Barbara si concentra anche sull'insegnamento di altre materie speciali, come spiega lei stessa: "l'arte del bel", "la positività", "IL GIOCO e come superare gli ostacoli" e infine "a tutto c’è una soluzione".

La sua vena da educatrice incuriosisce e attrae. Abbiamo dunque deciso di intervistarla, chiedendole della sua esperienza e del perché il suo rapporto con l'insegnamento è tanto speciale da meritare un riconoscimento internazionale.

Da quanti anni insegni, Barbara?
Eviterei di dirlo perché poi diventa facile fare il conto sulla mia età anagrafica…25 anni.

Ricopri altri ruoli all’interno dell’istituto, al di là dell’essere insegnante?
Faccio parte del Gruppo di lavoro Progetti e del Gruppo di lavoro Eventi.

Cosa significa per te insegnare?
Imparare dai ragazzi e loro da me, è un viaggio, la costruzione di 5 anni insieme fatti di esperienze quotidiane.

Cosa significa per te insegnare oggi, in questa momento storico?
Trovare soluzioni, il bicchiere è sempre mezzo pieno, tutto si risolve, insieme. Ognuno investe e mette in gioco parte di sé, le proprie competenze ed abilità, le proprie idee, le proprie visioni, quello che vedo io tu non riesci a vederlo, io ti aiuto con il mio punto di vista e così tu aiuti me dal tuo. Attivare la creatività è la nostra marcia vincente per andare a sopperire quelle che sono le nostre mancanze strutturali e materiali, noi italiani siamo bravi in questo, Totò insegna. È facile fare quando ci sono soldi e quando è tutto perfetto e bello, noi in Italia a volte dimentichiamo la storia della nostra pedagogia e dei suoi studiosi, una storia e un passato dal grande spessore valoriale sul quale fare leva e sentirci orgogliosi del nostro sistema scolastico.

Hai insegnato o insegni in classi multietniche? Quali le difficoltà e quali ricchezze?
Una classe “variegata/multicolor”, già questo significa cambiamento nella scuola e quindi in classe e con questo la didattica diventa innovativa proprio perché le tante sfaccettature degli attori che compongono la piccola comunità scolastica permettono l’espansione per/di una didattica inclusiva che rispetta le diversità, valorizza le esperienze e le conoscenze, favorisce l’esplorazione, incoraggia l’apprendimento collettivo per superare la frammentarietà delle discipline e integrarle in laboratori multidisciplinari. L’alfabetizzazione culturale e sociale attraverso le nuove tecnologie diventa il “luogo” in cui i ragazzi possono esprimersi attraverso il linguaggio a loro più comune in quanto nativi digitali: quello multimediale.

Cosa sono i gemellaggi tra le scuole. Cosa rappresentano per te i gemellaggi?
L’esperienza di scambio culturale/didattico ha fortificato in me il senso profondo del valore, della qualità formativa e del successo di “fare rete”, l’importanza che ha creare relazioni in partenariato con altri Paesi: questo rende noi docenti e i nostri alunni soggetti aperti e pensanti nel relazionarci e nel renderci autonomi. Il mio entusiasmo verso il nuovo, la ricerca, scoprire nasce dalla mia esperienza personale, avendo frequentato campi scuola di giornalismo nella scuola media già all’età di 11 anni in Svizzera con ragazzi di tutta Italia e anche di altri paesi stranieri. Questo mi ha portato a trasmettere ai ragazzi la passione per una visione globale, di apertura verso l’altro, per superare l’individualismo e “contaminare” sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie.

Con quali città e Paesi del mondo hai realizzato esperienze simili?
Parigi e il Kenya. Ora sto sconfinando, si stanno aprendo "nuove frontiere"

Quali valori offrono tali esperienze? I gemellaggi potrebbero essere una buona iniziativa per favorire "l’incontro tra popoli” (integrazione ma anche educazione alla mondialità, andare al di là dei propri confini e problemi)?
È un momento di incontro a 360°, uno sguardo sul mondo che ha consolidato in me la voglia e l’importanza di proseguire l’esperienza verso l’altro, l’incontro tra chi è “diverso” da noi, ma poi per i bambini non esiste diversità, per loro siamo tutti simili. Lo scambio relazionale che ne nasce è il modo per abbattere le frontiere puntando sulle competenze e le abilità di ognuno per la realizzazione di una didattica attiva e in movimento, non più statica dietro a una cattedra, ma orientata all’altro. Un “Io” che diventa un grande “Noi” in relazione, questo è per me l’opportunità che offrono questi tipi “di incontri” non del terzo tipo, ma veri ed autentici.

Come hai scoperto il progetto LINK TO SCHOOL di Amref?
Era una delle tante proposte arrivate nel book di presentazione dell’Assessorato alla Scuola del Comune di Roma, curiosa ha attirato subito la mia attenzione con la collega di quell’anno, visto poi il successo con il progetto di scambio Roma Parigi e che quest’anno festeggiamo i nostri 5 anni di “amicizia”.

Cosa hai realizzato insieme ad Amref e ai ragazzi?
È iniziato con uno scambio epistolare di presentazione per poi approcciare un lavoro più mirato sullo scambio nel conoscere in modo approfondito le nostre culture dal punto di vista gastronomico e tradizionale locale attraverso le due lingue: italiano ed inglese. Un modo di fare didattica innovativa, possiamo dire, laboratoriale in modo trasversale su tutte le materie che ci ha portato a realizzare un libro di ricette tradizionali dei nostri paesi in doppia lingua.

Quali sono state le reazioni degli alunni? Ti ricordi qualche reazione particolare che ti ha colpito?
I "ragazzi" somigliano alle maestre, quindi hanno manifestato da subito la loro curiosità, la felicità verso il nuovo, quando abbiamo proposto questo insieme alla mia super collega Flavia. Si sono attivati nel proporre ricette, idee di come stilare il cartaceo da inviare ai nostri amici. Per questo sottolineo che noi docenti abbiamo una duplice, tripla responsabilità come motivatori, come propulsori nel consolidare in loro consapevolezza nell'essere e nel fare. Loro specchiati in noi e noi in loro impariamo reciprocamente. La felicità contamina...

Quali sono le altre forme di “impegno” oltre ai gemellaggi?
Penso che i progetti con impatto maggiore siano quelli che sfruttano l’alleanza Scuola/Famiglia, dove si costruisce insieme il nostro patto educativo, puntando sugli stessi obiettivi, andando verso la “stessa visione” in un percorso di crescita condiviso, di intenti e finalità. Si può fare tutto questo soprattutto se il Dirigente Scolastico è un ricercatore, innovatore che attiva modalità e strategie di azione nel mettersi in gioco, in prima linea da tutti. Se non avessi incontrato la mia Dirigente non sarei arrivata a realizzare tutto questo, la scuola somiglia fondamentalmente al Dirigente, come la classe somiglia a noi docenti.

Perché dedicare il tuo tempo a queste iniziative?
Perché abbiamo un duplice ruolo fondamentale non solo come docenti, ma come persone che lasciano traccia nel percorso di vita dei nostri ragazzi, siamo il loro trampolino di lancio per il loro avvio nel mondo del lavoro. Abbiamo una grande responsabilità dal punto di vista sociale, siamo il banco di prova dove loro brevetteranno le loro competenze ed abilità, per far questo non possiamo permetterci di rimanere indietro, occorre essere aggiornati e al passo con i tempi per catturare la loro attenzione, come? Essere innovativi e imprevedibili, la felicità contamina, se mi diverto io anche loro si divertono, avete mai provato? Entrare al lavoro con un sorriso cambia tutta l’atmosfera che entrare con il broncio e facendo la lagna, i risultati sono netti. Per questo reputo importante la formazione personale e professionale, credo che il cambiamento come esempio deve partire prima di tutto da noi, mondo adulto che siamo l’esempio in cui si rispecchiano i ragazzi. Avviare dei percorsi di formazione per far conoscere il mio stile di docente open mind, lontano dalla cattedra e dal programma ingessato, far conoscere una diversa realtà di docenti fuori dal coro per fare rete insieme ai tanti altri che come me sono attivatori di pensieri critici, logici e creativi nei ragazzi attraverso diversi percorsi esperienziali.

Come hai appreso la notizia della candidatura al Nobel degli insegnanti?
Mi arrivavano delle mail, credevo fosse spam e cestinavo, fino al giorno in cui mi è arrivata una telefonata che mi “svegliava” annunciandomi la notizia del Global Teacher Prize era la sera del 7 dicembre 2015 giorno prima del compleanno di mio nonno Antonio, festa dell’Immacolata, un triplo festeggiamento. Approfitto per ringraziare la Fondazione Varkey per la grande occasione di poter dare voce alle cose che le scuole nel mondo producono con passione ed ardore, per credere e dare lustro al ruolo docente come motore del cambiamento sociale partendo dai noi mondo scuola e dai nostri ragazzi.

Qual è stata la reazione dei tuoi colleghi, amici, persone a te vicine?

Il mondo del mio quotidiano si è diviso in due, da una parte i fan, anche persone perse di vista lungo il corso degli anni che sono ricomparse, dall'altra chi invece ha sottolineato: “Perché proprio tu, che hai e fai di diverso da me?”. In questi casi ho risposto semplicemente che non ho niente di diverso, sono solo me stessa, un'insegnante poliedrica che porta le sue passioni in classe giocando.”

Quali sono i tuoi impegni per il futuro?
Da molto tempo, e sempre più prepotentemente, nutro l'interesse ed il desiderio di poter creare un movimento culturale fatto di tutte quelle persone che in ogni campo e ad ogni livello, sono speciali perché animatrici e rianimatrici del virus della possibilità nel quotidiano nostro di fare ed essere. La mia palese capacità di tessere relazioni e creare giochi di reti di scambio mi ha permesso di osare, di provare a vedere cosa accade se con tutta me stessa investivo per realizzare questa audace manovra di compattamento e unione, per poter essere in tanti - perché sappiamo bene che siamo in tanti- e iniziare così a dare voce alle cose belle che si fanno nelle nostre scuole, per rispondere alle lagne e lagnanze in modo chiaro e deciso. La mia nomination è la risposta che le cose possono accadere, ci credo da sempre, come credo nell'arte dell'incontro, che nulla avviene per caso e credo che la forza del pensiero positivo possa davvero produrre il materializzarsi di ciò che è stato pensato con desiderio, un desiderio prorompente. CREARE UN FRANCHISING NEL MONDO DI SCUOLE POSSIBILI. rappresenta l'occasione, fornita dal Global Teacher Prize, di una vittoria unitaria, di tutti noi del mondo della scuola e non solo, di tutti noi italiani che finalmente siamo orgogliosi del valore della nostra Nazione che si adopera nel fare formazione di qualità a tutti i livelli, che si occupa di educare con passione e nel modo migliore, il migliore e perfettibile di cui vantarsi: andiamo avanti, la storia insegna!!


Il progetto Link to School si propone di creare un dialogo tra scuole italiane e scuole keniote, che parli del quotidiano vissuto dai bambini nei due paesi a sottolineare la vicinanza e l'universalità dei diritti a prescindere dai confini e dalle distanze geografiche. L'esempio più concreto è quello dello scambio di ricette: soprattutto per gli studenti più piccoli, ragionare sull'alimentazione è il primo passo per capire che cos'è la salute, quali sono le sue determinanti e quanto sia importante garantire un accesso equo a questo diritto.



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