C'ERA UNA VOLTA L'ACQUA

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19 Mar 2019

19 Mar 2019
C'era una volta l'acqua
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bambini bicchieri acqua
Arthur, nostro operatore in Kenya, ci ha raccontato una storia, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua (22 marzo). È la storia di una comunità, di un villaggio assolato e umido e di un bene prezioso, il più prezioso di tutti. Una risorsa indispensabile alla vita e però razionata e usata da approfittatori senza scrupoli per estorcere denaro. Venduta, come se non fosse un diritto. È la storia dell'acqua e di Amref che continua a non arrendersi e a credere nel futuro.


Raccontami una storia.

Raccontami una storia di un luogo oltre un ponte, dove il fiume con molti nomi si snoda per poi tuffarsi nell'Oceano Indiano.
Un posto così caldo e umido che ti lascia nauseato dalla sete fino al punto di farti delirare.
Sotto il sole spietato e il caldo del mezzogiorno, nessuna creatura osa movimenti inutili. Non una parola, solo respiri affannosi. Capre e mucche si accalcano all'ombra di una manciata di rami di alberi magri.
A circa 3 chilometri dall'autostrada Malindi-Lamu si trova un villaggio chiamato Bandacho. Campi ventosi di terreno sabbioso. Una terra meschina e inflessibile che combatte contro i tentativi dei contadini di coltivarla. La raccolta del mais è sempre deludente. Case con muri di fango e tetti di paglia punteggiano il paesaggio.

È in questo luogo spietato che Amref ha un progetto, in una scuola: la scuola Bandacho

Una storia di ingiustizia.

Circa ad un chilometro di distanza dalla scuola c’è una ex zona di estrazione. Qualche impresario si è imbattuto in una fonte d’acqua dolce mentre scavava la terra per un progetto stradale. Sentieri traditori serpeggiano ora verso due pozzi aperti poco profondi. Sotto l'ombra, file di taniche di acqua attendono pazienti di essere riempite.
"A volte partiamo di notte a causa delle lunghe code di persone durante il giorno. Questa è l'unica fonte gratuita d’acqua dolce", racconta una donna di un villaggio limitrofo. Recuperare acqua fresca e pulita è un lavoro a tempo pieno per la maggior parte delle donne, a volte con "turni di notte".
Arriviamo a scuola durante l'ora di pranzo per ispezionare un blocco di classi finanziato da Amref e appena completato. Il programma del pranzo scolastico sponsorizzato dal governo è attivo e i bambini vanno in giro con le ciotole, alcune piene di riso e fagioli, altre vuote.

Tazze, ciotole e grida.

Una lunga coda si è radunata sotto un albero dove un ragazzo dal viso smunto viene assalito dagli scolari che spingono e gridano con le loro ciotole in mano:
"Io per favore! Qui! A me! A me!!". Il ragazzo cerca di fare del suo meglio. Ma cosa sta succedendo davvero qui? Mi avvicino per capire.
L'acqua viene razionata. Il mio cuore implode su se stesso. È straziante. Ho già finito una bottiglia d'acqua da 500 ml nel caldo mattutino e ho altre bottiglie nella macchina del progetto.
Questi bambini hanno a disposizione un massimo di 300 ml di acqua per una giornata intera. "Ma perché devi razionare l'acqua?" , chiedo, mentre tiro la rappresentante degli insegnanti da parte.
"Dobbiamo. Il denaro della scuola non è sufficiente per comprare abbastanza acqua per i bambini. Un carico d'acqua da 10.000 litri ci costa circa 4.000 scellini kenioti. Se non la raziono, quell'acqua durerà solo due giorni. Dobbiamo farlo durare per almeno una settimana ", mi risponde lei con uno sguardo triste.

I baroni dell'acqua.

La sotto-contea Magarini è un posto strano. Bloccato in un altro secolo, con alti tassi di analfabetismo e una povertà opprimente, semplicemente senza senso. Qui si registra uno dei peggiori tassi di povertà dell’intero Kenya.

Da che mondo è mondo, nessun rifornimento idrico è mai stato adeguato qui, in questa area disgraziata, un tratto lungo l'autostrada, lungo la cintura di sale dove adulti e bambini lavorano nelle miniere per una miseria e dove i camionisti in attesa di traghettare i bianchi cristalli di sale attirano le ragazze della scuola con pochi spiccioli o un pacchetto di farina di mais e le inducono a prostituirsi.

"Non si può vivere qui. L'acqua è semplicemente troppo costosa", mi disse una volta una insegnante.

Un posto in cui dei “baroni” hanno il controllo dell’acqua e questo bene così prezioso si deve per forza comprare. Anche le scuole di Magarini sono costrette ad acquistare l’acqua dei baroni, sempre e solo in contanti. Non si fa credito.
L'anno scorso il governo ha avviato la costruzione di una importante infrastruttura che potrebbe dare impedire questo ricatto una volta per tutte. Ma il progetto potrebbe richiedere un altro paio di anni prima che diventi operativo. Nel frattempo, cosa succede?

Non lasciare nessuno indietro.

Nel tentativo di promuovere un cambiamento duraturo per la salute dell’Africa, Amref ha lavorato in oltre 60 anni con le comunità più marginalizzate e in luoghi difficili da raggiungere, dimenticati da Dio.
In posti in cui la speranza dovrebbe essere morta da tempo, teniamo le braci incandescenti. In luoghi in cui i bambini assetati sognano di bere un po’ d'acqua fresca, noi non restiamo a guardarli soffrire.
Le scuole primarie di Bandacho sono state fortunate ad avere tre sistemi di raccolta dell'acqua da 16.000 litri ciascuno, sovvenzionati da Amref: quando comprano acqua, almeno hanno un posto sicuro dove riporla; quando piove, anche se non di frequente, hanno invece accesso a un deposito consistente per 48.000 litri d'acqua.

Ci sono anche piani di Amref per scavare un pozzo nella scuola, un enorme sollievo per gli abitanti del villaggio, che non desiderano altro che accedere ad acqua potabile pulita e sicura. Qualcosa di così semplice, ma così inaccessibile oggi per la comunità di Bandacho. Troppo scarsa la risorsa e troppo costosa. Questa è solo una storia, di un sito di progetto in cui Amref ha avuto e potrà avere un forte impatto. Ci sono molte altre storie che scaldano il cuore da raccontare. Storie per un altro giorno.

Questi siamo noi.

Se non noi, allora chi? Se non ora, quando?
La Giornata Mondiale dell'Acqua ci permette di guardarci con orgoglio allo specchio, sapendo che ogni giorno facciamo del nostro meglio per non lasciare indietro nessuno. Sì, e con altrettanto orgoglio possiamo dire che il nostro è un lavoro quotidiano che portiamo avanti da decenni. Perché non ci arrendiamo, perché il diritto all’acqua pulita -e più in generale il diritto alla salute- è un diritto di tutti.
Questi siamo noi. Questa è Amref Health Africa.


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