OGNI DONNA HA IL DIRITTO DI ESSERE LIBERA. I GIOVANI CONTRO LE MUTILAZIONI

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06 Feb 2020

06 Feb 2020
Ogni donna ha il diritto di essere libera. I giovani contro le mutilazioni
  • Kaiseyie Merin
  • Jeremiah Roimen
  • Sheh Humen Abdella
Kaiseyie Merin
“Adesso conosco i miei diritti. Adesso so che non dovrò più preoccuparmi se ci sarà un ragazzo che vorrà sposarmi anche se non sono circoncisa.” Sono queste le parole della tredicenne Kaiseyie che, a differenza di tante altre bambine, è riuscita a non sottoporsi alle Mutilazioni Genitali Femminili. Kaiseyie, grazie agli sforzi di Amref Health Africa, è adesso a conoscenza dei rischi di questa tradizione e dei diritti che le spettano; da essere umano, da donna e da bambina.

Nel mondo, almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito Mutilazioni Genitali Femminili; tra le vittime, 44 milioni sono state sottoposte alla circoncisione prima del loro quattordicesimo compleanno. “Dobbiamo assicurarci che le donne ricevano gli stessi diritti degli uomini,” dichiara il diciottenne keniota Jeremiah Roimen, anche lui impegnato nella lotta per prevenire e contrastare questo rito di passaggio. È evidente, tuttavia, che le pratiche tradizionali non sono sempre facili da contrastare – sebbene ledano i diritti fondamentali dell’essere umano – soprattutto in contesti dove la tradizione diviene un forte strumento sociale.

Kaiseyie Merin e Jeremiah Roimen hanno partecipato entrambi, come tanti altri giovani, alla settimana dedicata ai Riti di Passaggio Alternativi alle Mutilazioni Genitali Femminili – in compagnia di Amref Health Africa – e ci raccontano le loro sensazioni, paure e nuove consapevolezze.

“È solo grazie alle lezioni di Amref che mi rendo conto che la circoncisione femminile viola totalmente i diritti delle ragazze e delle donne. Grazie a questi insegnamenti, ora possiamo diffondere il messaggio e la nostra conoscenza al resto della comunità, per prevenire la circoncisione. E ora abbiamo capito che va bene sposare una ragazza non tagliata…” Jeremiah Roimen, diciottenne keniota, come la maggior parte dei suoi coetanei, non era a conoscenza delle molteplici complicazioni psicofisiche legate alla circoncisione: dal trauma alla gravidanza, dal parto alle infezioni, fino ad arrivare alla morte per dissanguamento. Come lui, anche Moris Moono, trentenne Masai, ha ammesso di non aver “mai capito, prima d’ora, perché tutte le ragazze fossero così terrorizzate dal taglio” ma adesso è consapevole anche del fatto che questa pratica “non aggiunge valore alle [loro] sorelle.”

Per cambiare una tradizione bisogna iniziare dal cambiare il pensiero di chi la porta avanti da secoli. La ridefinizione del “valore della ragazza” è fondamentale per intraprendere un percorso di cambiamento, e parte dalla consapevolezza e dalla conoscenza. Come afferma la giovane Kaiseyie, dopo aver appreso – grazie ad Amref – ciò di cui i giovani erano precedentemente all’oscuro, “sono sempre di più i ragazzi che proteggono le proprie sorelle, strappandole al pericolo della circoncisione. Adesso, quando sentono che i loro genitori vogliono ancora far circoncidere le proprie sorelle, sono i primi a riferirlo ai capi tribù.”

Al di là degli insegnamenti riguardanti la circoncisione, la ragazza si dichiara felice di aver avuto la possibilità di approfondire ogni genere di argomento rilevante, per le giovani donne come lei. “Non abbiamo solo imparato a conoscere i pericoli della circoncisione, ma anche gli effetti negativi di altre abitudini e tradizioni della nostra cultura Masai, come i matrimoni forzati di bambini. Ora conosco meglio i miei diritti e sono quindi molto grata per queste lezioni. Tutti questi insegnamenti mi permetteranno di prendermi meglio cura di me stessa.”

Kaiseyie non dovrà più preoccuparsi se ci sarà un ragazzo che vorrà sposarla, nonostante lei non sia circoncisa. “Adesso, circa l’ottanta percento dei ragazzi Masai sostengono i rituali alternativi,” racconta. “E poi adesso so anche che il mio futuro marito non dovrà necessariamente appartenere alla tribù Masai,” aggiunge, mentre inizia a ridere. Kaiseyie ha un trasporto naturale per la giustizia, e ha intenzione di lottare per questa causa, per tentare di salvare la vita a tutte le ragazze a rischio. Il sogno di Kaiseyie è, infatti, quello di diventare un’avvocatessa e “difendere i diritti degli altri.”

Alla lotta contro le Mutilazioni Genitali Femminili partecipano anche leader religiosi islamici, particolarmente nella regione etiope di Afar, dove la pratica è ancora prevalente. Utilizzando la religione come copertura, i genitori costringono, tutt’ora, le proprie figlie a sottoporsi alla circoncisione. Questa pratica, localmente chiamata “Suna,” è condannata da Sheh Humed Abdella, uno dei leader religiosi che considera queste pratiche tradizionali dannose, non esigenze religiose. “Suna non è nominata da nessuna parte nel Corano o negli Haddis. Non ha alcun terreno religioso. Quindi questo è il momento di rompere il silenzio ed educare la nostra comunità,” dichiara Sheh.

Grazie al progetto di salute riproduttiva “Aago” – “speranza” nella lingua Afari – Amref Health Africa ha invitato autorità locali e rappresentanti dei giovani a discutere “Suna,” con l’obiettivo di mobilitare le comunità per collaborare e finalmente porre fine a queste pratiche.

I diritti dell’essere umano, delle donne e dei bambini vanno tutelati e onorati, con l’obbiettivo di proteggere i più vulnerabili e di fornire a comunità intere gli strumenti per costruirsi un futuro migliore: di speranza, cambiamento, di crescita e di dignità. Ogni donna ha il diritto di essere libera.

Per saperne di più: Mutilazioni Genitali Femminili: l'impegno di Amref



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