"LIBERA": IL SUD SUDAN E LE DONNE MERITANO UN DOMANI DEGNO DI ESSERE CHIAMATO FUTURO.

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15 Giu 2020

15 Giu 2020
"Libera": il Sud Sudan e le donne meritano un domani degno di essere chiamato futuro.
“All’interno della scuola siamo tante, abbiamo fedi religiose diverse, pensieri diversi…” spiega Vaida, “ma l’obiettivo comune di promuovere un futuro migliore per il nostro Paese e il nostro sistema sanitario”. Vaida Sebit è una giovane studentessa Sud Sudanese che frequenta l’ultimo anno della Scuola Superiore WISH; è determinata, è appassionata di ogni disciplina scientifica e da grande vorrebbe fare il medico. Ma sembra che gli uomini abbiano più diritto di lei ad essere definiti tali.

WISH - Women in School for Health - nasce nel 2013 a Maridi, con l’obiettivo di promuovere l’istruzione femminile e aumentare la percentuale di ragazze che possono iscriversi a istituti superiori scientifici e lavorare nel campo della sanità.

La necessità di rafforzare il sistema sanitario Sud Sudanese nasce dal complesso stato di emergenza del Paese, che dura da oltre 6 anni, con molti casi di conflitto armato, spostamento forzato dei civili, scoppi di epidemie, malnutrizione e alluvioni. Nonostante la recente sigla di un accordo di pace preso da parte del governo e dei gruppi di opposizione, la situazione umanitaria resta grave e i bisogni sono ancora troppi. Gli effetti cumulativi di oltre 6 anni di conflitto, violenza e distruzione hanno lasciato più di 7.5 milioni di persone – 2/3 della popolazione – in una condizione di estremo bisogno di assistenza umanitaria. Circa 4 milioni di persone sono dovute fuggire dalle proprie case, e sono circa 400.000 le persone che sono rimaste vittime di questo conflitto e della conseguente crisi.

Inoltre, i vari indicatori di salute e benessere del Paese fanno luce su uno scenario drammatico: il tasso di malnutrizione ha raggiunto il 16% della popolazione, la mortalità materna è una delle più alte del mondo, con un tasso di 789 su 100.000 bambini nati vivi. Il 75% delle morti infantili sono dovute a malattie prevenibili come diarrea, malaria e polmonite. E ancora, il 56% della popolazione non ha accesso a servizi sanitari primari. Per questi motivi, promuovere l’istruzione femminile e rafforzare la sanità all’interno del Paese, è necessario.

Emanuele Barbati, cantautore pugliese, ha da poco lanciato “Libera”, una canzone a sostegno dei diritti delle donne e contro la violenza di genere. Grazie ad una recente collaborazione con Amref, “Libera” sostiene gli studi delle giovani ragazze Sud Sudanesi del Liceo Scientifico Femminile WISH. Inoltre, “Libera” sostiene l’associazione Alzàia Onlus, dedita al contrasto alla violenza sulle donne.

“Siamo felici della collaborazione con Emanuele Barbati, per la sua canzone “Libera”,” dichiara Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Health Africa in Italia. “In Italia, Amref Health Africa è presente dal 1987, e da allora ha trovato sempre una perfetta alchimia tra arte e solidarietà. Per far arrivare le storie e le informazioni riguardanti l’Africa anche a chi potesse essere più distante da temi come la salute delle comunità africane. Oggi grazie a “Libera” – parola più giusta non può rappresentare una ragazzina sud sudanese – lo facciamo con la musica, e con un talentuoso e giovane artista. Questa canzone sostiene l’istruzione femminile in Sud Sudan. Già parlare di istruzione nel Paese più giovane al Mondo è difficile, parlare di istruzione femminile è una sfida immensa. Troppo spesso la scuola non è per le donne in Sud Sudan. Ecco perché oltre 7 anni fa, in controtendenza, abbiamo dato avvio al primo Liceo Scientifico Femminile. L’acronimo WISH sta per Women in School for Health. Una scuola di donne per la salute. La pandemia ha reso tutto più complicato, anche per il nostro operato. Oggi, come nelle ore più difficili della recrudescenza della guerra civile, non smettiamo di credere che per un Sud Sudan giovane e in salute si debba passare per l’istruzione delle ragazze. Solo così saranno libere.

Continuare a intervenire in Sud Sudan è una delle priorità di Amref, perché le donne, i bambini e gli uomini che vivono in questo Paese sfortunato e stanco hanno ancora bisogno del nostro sostegno per poter finalmente, un giorno, farcela da soli.



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