“Sentire il peso dell’acqua è stata un’esperienza indimenticabile: da quel momento guardo le piccole sfide quotidiane con occhi diversi e vedo possibilità dove prima non riuscivo" racconta Kaze - attrice e cantante afroitaliana - ricordando quando, qualche mese fa, in Kenya, ha voluto trasportare delle taniche d'acqua dal pozzo al villaggio, insieme ad altre giovani donne. Proprio "Acqua e Genere" è stato scelto da UN-Water (Nazioni Unite) come tema ufficiale della Giornata Mondiale dell'Acqua (22 marzo). "Il peso dell'acqua non è, purtroppo, solo quello della fatica fisica" ricorda Roberta Rughetti, Direttrice di Amref Italia "ma è quello di morti facilmente evitabili - anacronistiche per i livelli di sviluppo che viviamo- e di disuguaglianze inaccettabili". Per il 2026 l'Unione Africana ha dichiarato l'intero 2026 anno per "Garantire la disponibilità sostenibile di acqua e sistemi igienico-sanitari sicuri".

Nel mondo 2,2 miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro, solo in Africa sono 845 milioni (Joint Monitoring Programme -OMS/UNICEF). In Africa Sub-Sahariana, tra il 70% e il 76% del carico della raccolta d'acqua è affidato a donne e bambine. La mancanza di servizi igienici sicuri nelle scuole è la causa principale dell'abbandono scolastico delle ragazze adolescenti, costrette a lasciare la scuola anche a causa delle mestruazioni.

Ogni giorno, circa 1.000 bambini e bambine sotto i cinque anni muoiono globalmente a causa di malattie diarroiche legate ad acqua e igiene non sicure; la stragrande maggioranza di questi decessi avviene in Africa. Nelle comunità rurali africane, il tasso medio di mortalità per malattie trasmissibili legate all'acqua è del 50,3%, una cifra quasi nulla in Europa.

"C'è una guerra sotterranea e silenziosa che miete morte" afferma Roberta Rughetti - Direttrice di Amref Italia. "Quello che fa male, oltre al silenzio, è che la gran parte di quelle morti potrebbero essere evitate. Si aggiunga che, in alcune parti del mondo, le cause che le provocano sono spesso storia del passato. Come ci spieghiamo, che oggi si possa ancora morire di malattie diarroiche, oppure che l'Europa, nel 2025, abbia registrato zero casi per colera, mentre l'Africa ha ospitato i focolai più letali?". Continua Rughetti "al peso dell'acqua, legato alle malattie, si aggiunga quello del clima. Le piogge, che hanno portato morte in questi giorni in Kenya e Etiopia, non hanno generato benefici sufficienti, in alcuni territori dei due Paesi colpiti da una vera e propria emergenza siccità".

Nell'area di Isiolo e Marsabit - nord ovest del Kenya, al confine con l'Etiopia - gli operatori Amref raccontano di un 20% di pozzi non funzionanti per sovrautilizzo, di un ampissimo fallimento dei raccolti, di bestiame costretto a percorrere fino a 15 km (solo andata) per raggiungere una fonte d'acqua. Le fonti locali riportano che le piogge tra ottobre e dicembre 2025 hanno raggiunto solo il 30-60% della media stagionale, rendendo questa una delle più secche che mai dal 1981.

Sempre gli operatori Amref, presso la regione Somala dell’Etiopia, in particolare il Filtu Woreda (Liben Zone), consegnano un report che parla di costi proibitivi dell'acqua, del 50% delle strutture sanitarie a secco, di diffusione di varie malattie infettive, di malnutrizione acuta in aumento tra bambini. Secondo gli osservatori si tratta della peggiore siccità degli ultimi 25 anni a seguito del fallimento consecutivo delle stagioni delle piogge del 2025.

"È qui che la salute dell'ambiente, si intreccia con quella dell'animale e dell'uomo. È su questi incroci - di cui difficilmente sentiremo parlare- che dobbiamo accendere i nostri riflettori. Soprattutto, dobbiamo rafforzare e sostenere quei progetti di One Health, dove dottori, veterinari ed esperti di cambiamenti climatici, cooperano per la salute delle comunità. È doveroso restare in queste frontiere sconosciute". Per questo commenta Rughetti "testimonianze come quelle di Kaze sono preziose, perché mostrano ad altri quei territori".

Kaze, nata a Nairobi, cresciuta in Burundi, racconta " L’esperienza in Kenya mi ha segnata profondamente e continua a farlo. In quei giorni ho potuto sentire in maniera indimenticabile il peso dell’acqua. I chilometri e le ore infinite per andarla a recuperarla in posti impervi. L'approvvigionamento della stessa, che richiede la rinuncia ad altre possibilità, soprattutto la scuola. Le operazioni in un centro sanitario che si bloccano senza acqua. Tutto questo, però, attraverso la forza delle comunità ed un progetto ben congeniato ha accorciato i tempi per recuperare l'acqua, ha incentivato piccole e medie coltivazioni, ha garantito igiene nelle scuole e nei centri di salute".

L'attrice lancia un appello "capisco che è, a suo modo, un privilegio aver potuto vedere tutto questo e che non tutti abbiano l’opportunità di confrontarci con realtà diverse per rivalutare la propria. Detto questo però, quello che mi piacerebbe suggerire a tutti è di avvicinarsi alla tematica acqua innanzitutto informandosi, attraverso iniziative e spazi dedicati, e poi provare a prestare attenzione, nella vita di tutti i giorni, ai piccoli gesti che fanno una differenza enorme se applicati con costanza. Per esempio, la quantità di acqua che usiamo per lavarci o per cucinare".