
Enia sorride mentre racconta di Mwayiwawo, la sua figlia di tre mesi. Una piccola gioia che cresce sana e forte, frutto di cure attente e sacrifici quotidiani.
Ma dietro quel sorriso c’è una storia di resilienza che riflette le sfide di molte madri nel cuore del Malawi.
Fino a poco tempo fa, la vita di Enia scorreva con una sicurezza che oggi sembra lontana.
Le cliniche mobili del progetto MOMENTUM Tikweze Umoyo, finanziato da USAID, portavano servizi sanitari essenziali direttamente nella sua comunità di Chidongo, nel distretto di Kasungu.
Vaccinazioni, visite prenatali e supporto per la salute materna erano a pochi passi da casa. Enia poteva seguire ogni controllo senza stress, prendersi cura dei suoi altri figli e coltivare i piccoli orti che sostenevano la famiglia.
“Quando avevamo le visite, accoglievamo lo sviluppo con gioia. Eravamo felici che le organizzazioni pensassero a noi”, racconta.
I giorni erano scanditi da cure, sorrisi e piccoli traguardi: il primo passo, il primo arrampicarsi, il primo gattonare all’indietro di Mwayiwawo, momenti che illuminavano le sue giornate e riempivano di speranza il suo cuore.
Oggi, però, la realtà è cambiata.
Il sostegno del progetto MOMENTUM è terminato e le cliniche mobili hanno cessato le visite.
Per Enia, questo significa affrontare viaggi lunghi e costosi fino all’ospedale distrettuale di Kasungu, spendendo tra 8.000 e 12.000 kwacha (circa 5-7 dollari) per ogni appuntamento.
Il Malawi è uno dei Paesi più poveri al mondo. Qui, una famiglia può vivere anche con meno di 100 euro al mese. In queste condizioni, scegliere di andare in ospedale significa privarsi di altre cose essenziali come il cibo.
Nonostante la fatica e le difficoltà, Enia non rinuncia alla salute della figlia. Ogni mattina parte all’alba, affronta strade difficili, attraversa fiumi in piena durante la stagione delle piogge, tutto pur di garantire che Mwayiwawo cresca sana.
“Alcune madri non ce la fanno. Non tutti possono permettersi di fare questi viaggi” confessa con un filo di preoccupazione nella voce, pensando alle famiglie della sua comunità.
La resilienza di Enia non si ferma qui. Fa parte di un gruppo di banca di villaggio, dove le madri si sostengono a vicenda: contribuiscono, prestano soldi in caso di emergenza e condividono consigli per la salute dei bambini. È un piccolo network che rende meno isolante la lotta quotidiana, un rifugio di solidarietà nel mezzo delle difficoltà.
Enia guarda al futuro con speranza, ma anche con un appello accorato: chiede a chi può di ripensare al sostegno interrotto. “Chiedo di continuare a sostenerci qui in Malawi. Viviamo lontano dall’ospedale e molti di noi sono poveri. Le donne devono poter accedere a cure sicure e i bambini a vaccinazioni complete,ù” dice con la voce ferma ma dolce.
La storia di Enia è la storia di tante madri malawiane: una storia di sacrificio, amore e resilienza, in un contesto dove la salute materna e infantile dipende spesso dalla determinazione individuale.
Donne che Amref non vuole lasciare sole in questo momento. Mentre gli aiuti si sono fermati, infatti, i nostri operatori di comunità continuano a raggiungere questi villaggi per prendersi cura di tutti, nessuno escluso.






