DUE VOCI PER RIPORTARE AL CENTRO DEL MONDO LA SFIDA DELL'AFRICA

25 Mag 2017

25 Mag 2017
DUE VOCI PER RIPORTARE AL CENTRO DEL MONDO LA SFIDA DELL'AFRICA

“É stato un viaggio complesso” racconta Queen a Kibera, una delle baraccopoli più grandi del Kenya, mentre ci ricorda quando le donne venivano portate in clinica a bordo di carriole. Dal Sud Sudan Morrish dichiara: “Abbiamo formato la spina dorsale sanitaria di questo Paese, che intanto vive una delle crisi più drammatiche della Terra”. Il suo Paese è straziato dai conflitti, dalla carestia, dall’inflazione, da una popolazione in fuga. Dall’altra parte del confine sudsudanese c’è l’Uganda, esempio di accoglienza e gestione dei migranti. Anche attraverso le loro voci, questa Regione dell’Africa - dove si toccano con mano indici di salute bassissimi, dove l’acqua, i vaccini e le ostetriche sono conquiste irrinunciabili - manda un segnale ai grandi della Terra - riuniti per il G7 di Taormina - e in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa.

La sfida. Amref - che lavora da 60 anni nelle comunità più remote del continente, per garantire salute - sente il dovere di riportare al centro della discussione italiana e mondiale l’Africa. Additata come fonte di problemi e paure - a causa della crescente migrazione - l'Africa è la sfida delle sfide mondiali. Quella a cui anche i sette potenti della Terra - e non solo loro - dovrebbero dare risposta. É il futuro ad imporcelo: l’Africa oggi è il secondo continente più popolato al Mondo, con una popolazione di oltre 1 miliardo di persone. La rapida espansione la porterà nel 2060 a circa 2.8 miliardi di persone.

Una sfida che si vince lavorando sulle disuguaglianze. Per dare un’idea: in Europa il 99% della popolazione urbana e il 96% di quella rurale ha accesso a servizi igienici basilari, mentre nell’Africa a Sud del Sahara solo il 40% della popolazione urbana (2015) e il 23% di quella delle aree rurali ha l’accesso a servizi igienici adeguati (2015). Anche in situazione di malnutrizione più acuta gli operatori sul campo ci dicono “iniziamo a curare le mamme”. Amref pone al centro del suo lavoro proprio la salute materno infantile. Anche qui però risiede una disparità mostruosa: in Africa ogni 100mila bambini nati muoiono 542 madri (OMS); in Europa ogni 100mila ne muoiono 16. In Sud Sudan si arriva addirittura a circa 800 su 100mila.

Le voci. Queen Wambua è una operatrice di salute comunitaria, ha 57 anni e da 12 lavora con Amref a Kibera, dove vivono una larga parte dei 200mila bambini e ragazzi orfani e vulnerabili di Nairobi. Lei e altri 400 operatori formati da Amref sono il ponte tra le baracche e il centro sanitario. La “regina di Kibera” - che racconta come per tirare fuori da quei tuguri le partorienti l’unico mezzo sia una carriola - ci ricorda come giorno dopo giorno si occupino di curare diarrea e hiv, di indirizzare i pazienti agli ospedali. Morrish Ojok, capo progetto di Amref in Sud Sudan - la cui testimonianza è raccolta da Tommy Simmons, fondatore di Amref Italia, al momento in territorio sudsudanese- ricorda le parole di Betty, una nutrizionista di un ospedale a Juba, nel pieno di una lotta giornaliera alla malnutrizione “è terribilmente doloroso dirlo, ma quando in un mese muoiono tra i 6 e i 10 bambini possiamo ritenerci fortunati”.

Non bastano le risposte di Morrish e di Queen a colmare queste disuguaglianze, i vuoti dei diritti essenziali di un’Africa ricca di risorse e contraddizioni. Servono risposte mondiali ad una disparità che costringe i suoi uomini a salvare vite con le carrette e a dirsi fortunati se solo 6-10 bambini in un mese muoiono. Serve rimettere al centro l’Africa e la sua salute, partendo da quelle voci, ma non lasciandole sole. Amref, che in Africa è nata e dall'Africa attinge le sue risorse umane ogni giorno, formandole e valorizzandole, vuole mettere a fattor comune i suoi 60 anni di esperienza, per costruire un mondo più sano, un mondo libero dalle diseguaglianze, un mondo nel quale nessuno è zero.

L’Africa è un posto del cuore” dice Giobbe Covatta nella quarta puntata del viaggio nel continente africano, presentato in collaborazione con Repubblica.it. Giobbe ci porta dentro una delle più grandi baraccopoli del mondo a Kibera, in Kenya. Dove è difficile vivere, dove è duro dare la vita. Dove per arrivare in ospedale l’unica salvezza può essere una carriola. Lì da 12 anni opera Queen, la nostra Regina di Kibera. Accanto alla mamme, nel cuore di un Continente che vede ogni giorno morire circa 400 donne per cause legate alla gravidanza e al parto. La vita in quell’Africa lontana, più che fisicamente, mentalmente, è la sfida delle sfide mondiali. La sua salute, le sue disuguaglianze - nella giornata mondiale dell’Africa- sono nelle parole di Queen, nella speranza che anche in vista del G7 vengano raccolte dai governanti della Terra.


PER NOI NON SEI ZERO - campagna per i 60 anni di Amref
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