"Noi siamo l'Africa che cura" è la nuova campagna della sezione italiana di Amref Health Africa. Ma è soprattutto la voce di un'Africa che sta cambiando, e che lo fa attraverso medici, operatrici e operatori sanitari, studentesse e future ostetriche. Dal 20 ottobre Amref, la più grande organizzazione sanitaria non profit africana, attiva dal 1957, ha presentato la campagna che nei prossimi mesi passerà attraverso le storie di chi cura, gli amici del mondo dello spettacolo e dello sport, un'indagine con Ipsos e molte altre iniziative. Al pubblico non chiede compassione, ma fiducia, perché solo insieme si può generare un cambiamento.

“Quando mancano infermieri, lo sentiamo subito sulla nostra pelle: liste d’attesa più lunghe, reparti in affanno, operatori stremati. Il Rapporto Gimbe ci ha appena ricordato che in Italia abbiamo quasi 7 infermieri ogni mille abitanti, meno della media dei Paesi OCSE; possiamo allora immaginare cosa significhi lavorare dove medici, infermieri e ostetriche sono in tutto 1,5 ogni mille abitanti” afferma la Direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti. “Investire in chi cura è una sfida globale. In Africa le sfide per la salute sono ancora tante, ma ci sono anche realtà e speranze che con questa campagna vogliamo raccontare, per mostrare un’Africa che non aspetta di essere salvata, ma che costruisce ogni giorno la propria salute”

Su alcuni indicatori chiave l'Africa subsahariana sta migliorando più in fretta del resto del mondo. Dal 2000 la mortalità materna è scesa di circa il 40%, e dopo il 2015 l'Africa subsahariana è stata una delle sole tre regioni del mondo a continuare a ridurla in modo significativo. L'Africa subsahariana orientale ha guadagnato 10,7 anni di aspettativa di vita dal 1990, il miglior risultato al mondo. Ma il divario resta enorme: qui avviene il 70% delle morti materne del pianeta e il 95% delle morti per malaria, tre su quattro tra bambini sotto i 5 anni.

Il cambiamento ha i volti di chi cura. Juliet Nakabito ha 23 anni ed è ostetrica in Uganda, oltre che educatrice e guida per le ragazze del suo territorio. È "champion" di HEROES, il programma Amref che crea spazi sicuri per ragazze e giovani madri. L'Africa ha bisogno di operatrici e operatori come lei: dei 55 Paesi del mondo con una grave carenza di personale sanitario, 37 sono africani. L'OMS stima che in Africa il deficit arriverà a 6,1 milioni di operatori entro il 2030.

"Attraverserò le acque per te". Si può racchiudere in queste parole la storia di Emmanuel Malama, assistente sanitario di comunità formato da Amref a Chilubi, nel nord dello Zambia. Ha perso una gamba da bambino. Oggi, appoggiandosi al suo bastone, attraversa paludi, a volte per una ventina di chilometri, per raggiungere le famiglie e combattere la malaria. «A volte la mamma incinta può morire durante il tragitto, perché le strade sono pessime», racconta. Ma la sua è anche una storia di cambiamento: dove prima annotava circa 20 casi di malaria a settimana, oggi ne vede 10, a volte anche 4 o 5. 

Contesto difficile anche per Fred Apangu, altro volto dell'Africa che cura. A Rhino Camp, in Uganda, ogni giorno, visita, prescrive farmaci, vaccina e offre supporto psicologico ai rifugiati fuggiti dalla guerra in Sud Sudan.

Primo dei nomi coinvolti dal mondo dello spettacolo e dello sport che nei prossimi mesi daranno voce alla campagna è Nathan Kiboba, stand-up comedian e volto de Le Iene, amico e testimonial di Amref dal 2023. Nato a Kinshasa, è arrivato in Italia dopo la traversata del Mediterraneo, come racconta nel libro "La luna da sotto il mare". 

Nathan Kiboba è protagonista di un video stile "vox populi", dove, attraverso l'ironia si indaga cosa le persone incontrate pensano e sanno del concetto di cura in Africa: cosa significa prendersi cura delle persone in tale contesto e chi lo fa. 

Le interviste di Nathan Kiboba

Dalla risata alla riflessione: la campagna proseguirà con l'indagine Amref-Ipsos "Africa e salute: l'opinione degli italiani", la ricerca annuale che dal 2021 misura come gli italiani vedono l'Africa. Nell'ultima edizione il 75% degli italiani associava l'Africa alla povertà, mentre l'83% chiedeva un racconto più equilibrato del continente. La nuova edizione aprirà un capitolo dedicato alla cura e sarà presentata nei prossimi mesi.

La campagna “Noi siamo l’Africa che cura” - curata da Arkage, Creative Platform indipendente che unisce strategia, creatività e tecnologia per generare un impatto concreto su persone e organizzazioni - si racconta anche attraverso i creator. Francesco ed Eugenio di In Caso Di, la pediatra Valentina Paolucci, la psicologa e psicoterapeuta Camilla Stellato e la cantante Awa Mirone sono volati in Kenya, dove Amref è nata nel 1957 e ha ancora oggi la sua sede centrale. Insieme hanno incontrato una comunità Maasai di Narok impegnata contro le mutilazioni genitali femminili, i futuri operatori sanitari dell'università di Amref e i Flying Doctors. I loro video e racconti sono online dal 15 ottobre.

Dietro ogni volto e storia raccontata ce ne sono migliaia, perché l'Africa che cura non è un'eccezione, è un coro. Sono le operatrici e gli operatori che salvano vite nei villaggi più lontani, le ragazze e i ragazzi che dicono no alle mutilazioni genitali femminili, le educatrici e gli educatori che formano le nuove generazioni. Sono chi custodisce il territorio, perché non c'è salute umana senza salute del pianeta, sono le studentesse e gli studenti che saranno dottoresse, dottori, ostetriche e guide del cambiamento. «Noi siamo l'Africa che sta cambiando tutto. A partire dalla salute, che rende possibile tutto il resto.» Recita così il Manifesto della campagna, che racconta un'Africa che ha molto da dire al mondo e che chiede fiducia. Per questo Amref lancia un appello a tutti: esserci, al fianco dell’Organizzazione, per dare forma al cambiamento.