(Amref) Roma 25 febb - "L’Africa è centrale per la salute globale. Indebolire la cooperazione sanitaria nel continente africano significa aumentare la vulnerabilità di tutti" afferma Roberta Rughetti, Direttrice di Amref Italia, in relazione al nuovo quadro globale, segnato dal definanziamento dell'aiuto allo sviluppo e alla messa in discussione del multilateralismo. "Sistemi sanitari fragili, mancanza di prevenzione e cooperazione insufficiente possono trasformare problemi locali in emergenze globali" continua Rughetti. All'attenzione dell'organizzazione le conseguenze dopo il taglio dei fondi USAID, i progetti che hanno subito dei drammatici tagli nel continente africano, ma anche l'esigenza di sondare l'opinione degli italiani, attraverso un'indagine Ipsos. 

Negli ultimi due decenni, i finanziamenti dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo hanno svolto un ruolo decisivo nel ridurre la mortalità nei Paesi a basso e medio reddito. Come riporta un recente studio pubblicato su The Lancet, il finanziamento dell'APS è stato associato a grandi cali della mortalità nelle principali malattie trasmissibili: 70% per HIV/AIDS, 56% per malaria, 56% per carenze nutrizionali e 54% per malattie tropicali neglette.

L'improvvisa interruzione e il depotenziamento di questo sostegno rischiano di causare milioni di morti evitabili, vanificando decenni di progressi in materia di salute globale. Entro il 2030, sempre secondo lo studio pubblicato su The Lancet, se si continuerà a definanziare l'aiuto allo sviluppo ai trend attuali, i decessi aggiuntivi previsti saranno complessivamente 9,4 milioni, di cui 2,5 milioni tra i bambini di età inferiore ai 5 anni.

Non solo USAID. Lo scorso 2025 l'Amministrazione americana ha interrotto gli aiuti allo sviluppo, che, dagli anni 60, passavano attraverso l'Agenzia USAID. La riduzione dei fondi allo sviluppo è una costante, ormai da anni, anche in altri Paesi. Si pensi a Francia (taglio del 35% nel 2025), Germania (nel 2024 ha ridotto del 7-8% rispetto al 2023), Uk (entro il 2028, dallo 0,5 allo 0,3%), Belgio, Svezia, Svizzera. Questo ci allontana sempre di più da quella promessa del 1970, quando l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite propose ai Paesi donatori di destinare lo 0,7% del loro prodotto nazionale lordo all'APS. Solo quattro Paesi, Norvegia, Lussemburgo, Svezia e Danimarca, hanno superato l’obiettivo internazionale dello 0,7% del reddito nazionale lordo destinato alla cooperazione (dati Ocse 2024). L’Italia destina circa lo 0,3%.

Secondo una recente indagine di Ipsos per Amref Italia (Africa e Salute: l'opinione degli italiani) solo un italiano su dieci (11%) dichiara di conoscere l’agenzia USAID (United States Agency for International Development), percentuale che sale al 17% tra GenZ e Millennials e scende al minimo del 5% tra i Baby Boomers. Uno su cinque (21%) si è dichiarato d’accordo (di questi il 5% con estrema convinzione) al blocco da parte dell’USAID dei finanziamenti per gli aiuti esteri. Percentuale che sale al 29% (8% di accordo massimo) tra la GenX.

Quando i finanziamenti USAID sono stati improvvisamente interrotti, l’impatto sui programmi di sviluppo giovanile in Etiopia è stato immediato e profondo". A raccontarlo è Wasihun Andualem, responsabile dei programmi di sviluppo giovanile di Amref Health Africa in Etiopia.Il programma principale per i giovani aveva un budget di circa 60 milioni di dollari», spiega Wasihun Andualem. «Con i tagli, il portfolio progetti legati ai giovani è stato ridotto di oltre il 90%". Particolarmente colpiti poi sono stati i servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva e alla pianificazione familiare, che operavano attraverso 88 punti di erogazione, oggi tutti chiusi. «L’intero programma è stato cancellato», afferma. Lo stesso è avvenuto per le attività rivolte agli sfollati interni in Tigray e Amhara e per i programmi nelle aree industriali, dove decine di migliaia di giovani donne lavorano nei settori tessile e manifatturiero.

Anche in Malawi, i tagli, a seguito della chiusura dell'agenzia USAID, sono stati pesanti. Nel Paese più di una persona su due vive in povertà e il livello di sviluppo umano è uno dei più bassi al mondo. Amref Malawi racconta che uno dei progetti di salute pubblica è stato interamente cancellato: un intervento da 28 milioni di dollari, finanziato da USAID e implementato da Amref insieme a molti partner. Si tratta del programma Momentum Tikweze Umoyo, nato per ridurre morti e malattie tra madri e bambini in cinque distretti del Paese, rafforzare i servizi sanitari di base e migliorare il collegamento tra comunità e sistema sanitario.

La chiusura del programma Momentum ha colpito direttamente donne come Eniya Nkhoma, che ha visto la figlia vivere il suo primo anno senza quel sostegno: “Da quando qui non arrivano più le cliniche mobili, che portavano gli operatori sanitari nelle comunità, è dura: durante la stagione delle piogge i fiumi si gonfiano, non riusciamo ad attraversarli e i nostri bambini crescono senza servizi sanitari”, racconta, spiegando che alcune famiglie provano comunque a raggiungere l’ospedale distrettuale, ma “la maggior parte non può permetterselo” perché la distanza è grande e la povertà rende ogni viaggio un sacrificio, visto i costi della benzina

Githinji Gitahi, Direttore Globale di Amref Health Africa, da Nairobi - dove vi è la casa madre dell'organizzazione - affida ad una lettera aperta il suo commento "il panorama della salute globale appare più incerto che mai. Dall’inizio del 2025 stiamo assistendo a trasformazioni profonde nel modo in cui l’assistenza allo sviluppo viene finanziata e distribuita. Governi, donatori e filantropi stanno rivedendo le loro priorità e, in alcuni casi, cambiando radicalmente i loro modelli di sostegno. In Amref Health Africa vediamo ogni giorno cosa significa questa incertezza. Le persone che vivono con HIV o tubercolosi faticano ad accedere ai farmaci. I progressi ottenuti contro le malattie prevenibili con i vaccini vengono messi in discussione. E i focolai di malattie infettive continuano a ricordarci quanto la sicurezza sanitaria globale sia fragile. E nonostante le difficoltà, ci sono anche segnali positivi. Nuovi partner stanno scendendo in campo. Stiamo sperimentando soluzioni innovative per rendere le cure salvavita più efficaci. In tutta l’Africa, i Paesi stanno collaborando per costruire sistemi sanitari equi, sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici".

Come conferma Wasihun Andualem, responsabile dei programmi di sviluppo giovanile di Amref Health Africa in Etiopia, il lavoro continuauno dei pilastri rimasti attivi è il programma di competenze digitali, oggi implementato in dieci centri giovanili. L’altro pilastro centrale è rappresentato da Kefeta Youth SACCO, la cooperativa di risparmio e credito sostenuta da Amref, nata all’interno dei programmi finanziati inizialmente da USAID. È la prima cooperativa nazionale in Etiopia interamente pensata per i giovani, gestita dai giovani. Ha quasi 14.000 membri attivi ed è sopravvissuta proprio perché è costruita su un modello sostenibile”.

Roberta Rughetti, Direttrice di Amref Italia, afferma "noi crediamo in una cooperazione multilaterale forte, capace di costruire prevenzione e resilienza nel lungo periodo. Crediamo in interventi sanitari costruiti con le comunità africane, rafforzando sistemi locali e competenze, perché senza autodeterminazione e partecipazione non c’è salute duratura. Certo, questo ci spinge a ripensare nuovi modelli di cooperazione, dove anche il privato abbia ruolo cruciale. Ci chiede di accelerare un processo che, per noi, è iniziato da moltissimo tempo, quello della sostenibilità dei progetti avviati. Tutto senza fare un passo indietro nella richiesta di partecipazione delle organizzazioni e della società civile, nei processi di cooperazione". Le fa eco il Direttore Globale di Amref Health Africa, Githinji Gitahi "continuiamo a credere fermamente che nessuno sia davvero al sicuro finché non lo siamo tutti. In un mondo attraversato da sfide sanitarie, climatiche ed economiche che si intrecciano, la solidarietà non è un lusso: è una necessità".