I diritti delle donne sono diritti umani, e i diritti dell’essere umano vanno tutelati e onorati, affinché ogni individuo abbia gli strumenti per costruirsi un futuro migliore: di speranza, cambiamento, di dignità e di libertà. Per questo motivo, l’11 ottobre, l’Onu ha istituito la Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze, volta a ricordare l’importanza di un necessario cambiamento culturale e politico.

In vista della Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze del 2020, Amref vuole raccontare la storia di Kabale, undicenne di etnia Gabra promessa ad un uomo a soli tre anni. Kabale è desiderosa di vivere libera dalle violenze di genere, perseguire un percorso di studi adeguato e costruirsi un domani degno di essere chiamato futuro. Come lei, numerose altre bambine e ragazze hanno condiviso con Amref le proprie storie.

A soli tre anni, Kabale è stata promessa ad un uomo accordatosi con il padre della bambina. L’accordo comportava il matrimonio al raggiungimento degli undici anni di Kabale. Questa, purtroppo, non è una pratica insolita tra le famiglie Gabra. Infatti, secondo un report del 2018, nello stesso anno, il tasso di prevalenza dei matrimoni precoci e forzati tra i Gabra era dell’80%. Per di più, la giovane “sposa” deve prima subire la mutilazione genitale come rituale prematrimoniale (tra i Gabra, con un tasso di prevalenza del 75%); una pratica che lede fortemente la salute psichica e fisica di bambine e donne e che rappresenta un passaggio simbolico dalla gioventù alla maturità.

Kabale Golicha (11), Kenya

Le mutilazioni genitali femminili (FGM) sono la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili e sono, in gran parte, perpetuate da dannose norme culturali con impatti avversi duraturi su persone e comunità. Nel mondo, 200 milioni di donne e bambine hanno subito FGM; tra le vittime, 44 milioni sono bambine fino a 14 anni, e 3,9 milioni di ragazze sono a rischio ogni anno.

In media, quattro giovani donne su 10, nell’Africa Sub-Sahariana, si sono sposate prima della maggiore età, e il 15% di queste, prima dei 15 anni. In Gambia, Guinea e in Senegal, circa 2 spose bambine su 3 sono sposate con un partner di almeno 10 anni più anziano di loro.

Nonostante la legislazione keniota abbia messo fuori legge entrambe le pratiche – FGM e matrimoni forzati e precoci – quasi due decenni fa, e innumerevoli iniziative governative e della società civile si stiano battendo per l’abolizione di questi fenomeni, poco è cambiato in alcune zone del Paese, inclusa la Contea di Marsabit, dove Kabale viveva con la sua famiglia. Mentrre Kabale sognava di andare a scuola, trascorreva le sue giornate ad occuparsi del bestiame, dato che suo padre era apertamente contrario alla formazione scolastica femminile, nel nome delle tradizioni Gabra.

Nel dicembre del 2019, a Kabale fu diagnosticata la polmonite e la giovane ragazza fu trasferita in un ospedale situato a 90 chilometri dal suo villaggio. A causa delle sue condizioni, il suo medico le consigliò di rimanere con sua zia nella città di Marsabit, almeno fino alla fine della terapia. In quel periodo, Kabale vide i suoi coetanei andare a scuola, e si sentì più determinata che mai. Tuttavia, pianti e suppliche non servirono, e il padre la minacciò di morte. “Mi disse che il mio matrimonio era già programmato per aprile, che non avrebbe mai vissuto con questa vergogna”, ricorda Kabale.

Amref lavora per garantire che la salute sessuale e riproduttiva e i diritti delle ragazze siano rispettati, protetti e soddisfatti, attraverso un approccio multisettoriale volto ad incrementare la conoscenza, trasformare gli atteggiamenti, il comportamento e le norme sociali che dettano legge sulla loro salute e che limitano la realizzazione del loro pieno potenziale. La zia di Kabale aveva sentito parlare di Koota Injena, un progetto pilota di Amref della durata di tre anni, che significa “Vieni, parliamo” nel dialetto locale, in lingua Borana. Il progetto è volto a facilitare il dialogo intergenerazionale, evidenziare il valore della donna e sfidare le disuguaglianze di genere che sostengono le FGM.

La zia di Kabale ha deciso quindi di contattare lo staff di Amref, che ha a sua volta immediatamente informato l’amministrazione locale del progetto, e Kabale è stata trasferita in un collegio scolastico, per essere protetta da qualsiasi rischio. “Mi hanno salvata Amref e mia zia. È grazie a lei, che mi ha pagato le tasse scolastiche e il materiale didattico, che oggi frequento la scuola, come gli altri bambini”, ha detto Kabale. Prima che le scuole chiudessero a causa della pandemia di COVID-19, il preside della scuola di Kabale riferì allo staff di Koota Injena che Kabale è una delle studentesse più brillanti, e promise di proteggerla da ogni rischio.

In un momento drammatico come quello che stiamo attraversando a causa dell’attuale pandemia di COVID-19, è necessario specificare che, nella maggior parte dei Paesi africani, la sospensione delle attività didattiche non ha influenzato solo il percorso accademico dei giovani, ma ha fatto luce problematiche più profonde; non ha interrotto solamente la partecipazione dei giovani ad un contesto socioeducativo fondamentale, ma ha messo in pericolo molte donne. “Le ragazze di Samburu si sentono più sicure a scuola” conferma Nelly Leparai, 22enne keniota. “Lì hanno accesso ai bisogni primari come cibo, riparo e assorbenti igienici. Ora più che mai, con la chiusura delle scuole, le ragazze sono esposte a mutilazioni genitali, matrimoni precoci e violenza domestica”.

Nelly Leparai (22), Kenya

Tuttavia, l’accesso all’istruzione rappresentava un ostacolo per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e la realizzazione del pieno potenziale delle giovani donne africane, anche prima dell’inizio della crisi. La disuguaglianza di genere costa, all’Africa Sub-Sahariana, una media di 95 miliardi di dollari annui (105 miliardi nel 2014), che equivale al 6% del PIL totale della regione. In queste zone, infatti, solo il 31,3% di donne sono iscritte alla scuola secondaria, e solo il 7,2% di donne sono iscritte all’università. Inoltre, circa 125 milioni di ragazze e donne africane si sono sposate prima dei 18 anni e, nel 2015, circa il 66% di tutte le morti al mondo per cause prevenibili legate alla gravidanza e al parto hanno colpite donne e ragazze africane.

Amref lavora per garantire che i diritti di salute sessuale e riproduttiva delle ragazze vengano tutelati e onorati, attraverso un approccio multisettoriale volto, in parte, ad incrementare la conoscenza. Grazie alle attività di sensibilizzazione svolte da Amref, sono state raggiunte molte ragazze. “Amref mi ha aiutato a superare molte sfide che noi ragazze affrontiamo sovente” dichiara Doto Deus, giovane studentessa del liceo Mamaye, in Tanzania. “Prima di ricevere determinati insegnamenti, pensavo che una donna non avesse il diritto di respingere le avance di un uomo. Ora ho acquisito fiducia, e anche se un ragazzo tenta mi sedurmi, posso guardarlo dritto negli occhi e rifiutare le sue avance. Siamo più coraggiose di prima”Lottiamo affinché ogni donna possa essere libera e coraggiosa.

Doto Deus (11), Tanzania