TUBERCOLOSI, NO ALLE STRUMENTALIZZAZIONI, SERVE UNA CORRETTA INFORMAZIONE

13 Set 2018

13 Set 2018
Tubercolosi, no alle strumentalizzazioni, serve una corretta informazione
sanitari
«Gli esperti hanno già ampiamente detto e dimostrato che in Italia non esiste alcun allarme Tb nella popolazione degli immigrati - dichiara Roberta Rughetti, responsabile programmi Africa di Amref Italia - . Noi che ci occupiamo di salute in Africa e quindi, tra le altre pandemie, di contrasto efficace alla Tb, sosteniamo l'importanza di una corretta informazione su questo tema. Chiediamo di non strumentalizzare la morte di una persona, ma, se si vuole parlare di Tb, di farlo con una visione globale del problema e con la volontà di cercare soluzioni là dove il problema esiste: in Africa».

Secondo la linea guida del Sistema Nazionale Linee Guida (Snlg) dell’Iss, dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà (Inmp) e della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), pubblicata a febbraio 2018, nel 2016 ci sono stati nel mondo 10,4 milioni di casi incidenti di tubercolosi, di cui il 45% nel Sud-est asiatico, il 25% in Africa e solo il 3% nella regione europea.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2016 risultano notificati 4.032 casi incidenti di tubercolosi, con un tasso stimato di 6,6 per 100.000 abitanti, in calo rispetto agli ultimi dieci anni (8,1 per 100.000 nel 2006).

I dati del Ministero della Salute italiano indicano inoltre che, a partire dal 2009, la percentuale di nuovi casi di Tb riferiti ai cittadini nati all’estero ha superato quella dei nati in Italia ma se tali casi vengono messi in relazione con l’aumento della popolazione straniera in Italia, allora risulta una diminuzione dell’occorrenza di tubercolosi, con frequenze più che dimezzate: da 84,1 casi per 100.000 stranieri residenti nel 2006 a 44,5 per 100.000 nel 2016.

«Chiediamo che di Tb si parli più spesso - continua Rughetti -, se possibile, per migliorare gli aspetti legati alla prevenzione, l'accesso ai servizi sanitari, l'adesione al trattamento della malattia o dell'infezione latente, implementare la vaccinazione dei bambini».

In Africa, di tubercolosi, nel 2016, si sono ammalate 2,5 milioni di persone. Oltre il 25 per cento delle morti per tubercolosi si verificano nel continente africano: 417mila nel 2016.

Amref in Africa si occupa di diagnosi, trattamento e prevenzione della tubercolosi. Si stima infatti che il 67% delle persone con sintomi di tubercolosi non abbia mai richiesto assistenza; per tanto l'obiettivo principale di Amref è garantire che queste persone siano identificate e messe in condizione di accedere a strutture sanitarie per una pronta diagnosi e relativo trattamento.

La fine dell'epidemia di tubercolosi entro il 2030, infine, è uno degli obiettivi di sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite.



Roma, 13 settembre 2018



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