In Costa d’Avorio, il lavoro minorile continua a rappresentare l'unica scelta per tantissime famiglie.

Le cause possono essere moltemplici e concatenate: un raccolto che va male, una malattia, la perdita di una fonte di reddito.

Quando una famiglia si trova a dover colmare un vuoto improvviso, le prime conseguenze ricadono quasi sempre sui bambini.

"In questi contesti il lavoro minorile viene percepito come una possibilità - spiega Camilla D’Alessandro, Programs Development Specialist di Amref Health Africa Italia -. È una definizione dura, ma è così. Anche una piccola entrata in più può fare la differenza per una famiglia che non ha nulla, soprattutto nelle aree rurali".

Lavoro minorile in Costa d'Avorio: il contesto nel nord-est del Paese

Nella regione del Bounkani, nel nord-est del Paese, i minori sono spesso impiegati nel lavoro dei campi o nei siti di estrazione informale dell’oro. Senza regolamentazione, senza tutele e senza servizi.

Le condizioni di lavoro sono estremamente difficili: i bambini sono esposti a sostanze tossiche e a forme diffuse di sfruttamento. Molti di loro non hanno un atto di nascita, non frequentano la scuola e restano esclusi dai servizi essenziali.

È in questo contesto che nasce il progetto I.D.E.A. – Identità, Diritti, Empowerment e Accesso ai servizi essenziali.

Un intervento che si inserisce nel Piano Mattei e che rappresenta uno dei primi progetti sviluppati in questo quadro, con l’obiettivo di rafforzare i diritti dell’infanzia in modo integrato.

Gli obiettivi del progetto I.D.E.A.

La logica con cui è costruito il progetto I.D.E.A. è diversa da quella che si potrebbe immaginare.

"L’obiettivo non è intervenire solo dove il problema è più evidente. È capire cosa lo genera e lavorare lì, dove si può davvero cambiare il corso delle cose".

Per questo il progetto agisce su più livelli contemporaneamente: accesso all’identità attraverso la registrazione alla nascita – realizzata insieme alla Comunità di Sant’Egidio –, salute materno-infantile, nutrizione, educazione, rafforzamento economico delle famiglie, accesso all’acqua e all’igiene.

Non si tratta di azioni separate, ma di un sistema. Perché il problema non è mai uno solo.

Nelle scuole

Nelle scuole, ad esempio, l’intervento si concentra sulle mense scolastiche. Garantire un pasto al giorno può sembrare un’azione semplice, ma ha effetti che vanno oltre la nutrizione.

"In questi contesti, alleggerire una famiglia anche solo di un pasto è significativo. Ma c’è anche un altro aspetto: un bambino che va a scuola a stomaco vuoto non riesce a concentrarsi. La mensa scolastica dà continuità all’apprendimento e aiuta le famiglie a non dover ritirare i figli da scuola nei momenti di difficoltà".

Supporto al reddito

Il legame tra condizioni economiche e scelte educative è diretto. In molte aree rurali, la sicurezza alimentare dipende ancora dal raccolto annuale. Se il raccolto fallisce, la famiglia deve trovare un modo per compensare. E spesso la soluzione più immediata è ridurre i costi legati alla scuola o aumentare il reddito attraverso il lavoro dei figli.

È proprio qui che si gioca la possibilità di un cambiamento reale.

Perché intervenire su questi equilibri, anche con azioni apparentemente semplici, significa modificare le condizioni che portano a determinate scelte.

Per questo il progetto affianca agli interventi educativi anche un sostegno al reddito delle famiglie. Attraverso il partner Interlife, si rafforzano attività già esistenti, come piccoli allevamenti, attraverso attrezzature e formazione per renderle più stabili e produttive.

"Non si tratta di introdurre qualcosa di nuovo, ma di rafforzare ciò che le persone già sanno fare, perché possa diventare una base più solida su cui costruire".

Salute materna e infantile

Accanto a questo, il progetto lavora anche sulla salute materno-infantile, con un’attenzione particolare alle aree più isolate, dove raggiungere un centro sanitario può essere difficile.

In questi contesti, il monitoraggio dello stato di salute delle donne incinte e dei bambini appena nati è garantito da operatori sanitari qualificati.

"L’obiettivo è intercettare per tempo eventuali complicazioni e accompagnare le donne durante la gravidanza. Ma anche garantire che le informazioni di base sulla salute e sull’alimentazione arrivino davvero".

Molti problemi che incidono sulla salute dei bambini nei primi anni di vita non dipendono dalla mancanza di cure complesse, ma dall’assenza di informazioni corrette.

Sapere cosa dare da mangiare a un neonato, quando introdurre determinati alimenti, come gestire l’allattamento: sono conoscenze fondamentali, ma non sempre diffuse.

"Durante una gravidanza ci si rende conto di quanto i comportamenti della madre possano incidere sullo sviluppo del bambino. E questo vale anche dopo la nascita: nei primi mesi di vita, quello che si fa, o non si fa, può avere conseguenze durature".

In molti contesti, però, queste informazioni semplicemente non arrivano.

Capita che ai neonati vengano dati acqua e zucchero subito dopo la nascita, o che vengano introdotti troppo presto sale e altri alimenti non adatti. Non per incuria, ma perché manca un accesso diffuso a informazioni corrette. Allo stesso modo, non sempre si conosce l’importanza dell’allattamento esclusivo o di una dieta equilibrata durante lo svezzamento.

Sono pratiche che possono sembrare secondarie, ma che incidono sullo sviluppo fisico e cognitivo del bambino. Una nutrizione inadeguata nei primi mesi può compromettere la crescita, aumentare il rischio di malattie e avere effetti anche a lungo termine.

Per questo il progetto lavora anche su questo livello: non solo portando servizi, ma accompagnando le comunità nella comprensione di ciò che incide davvero sulla salute. Attraverso operatori sanitari e figure di riferimento locali, le informazioni diventano accessibili, condivise, parte della vita quotidiana.

È qui che si costruisce il cambiamento.

Non in un singolo intervento, ma nella capacità di lavorare alle condizioni che lo rendono possibile: l’accesso a cure e servizi sanitari, alle risorse, alle informazioni.

Il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali e i risultati si vedranno nel tempo. Ma si fonda su un approccio già sperimentato, costruito insieme agli attori locali, che punta a rafforzare nel tempo la capacità delle comunità di sostenersi.

Perché un cambiamento duraturo non nasce da un’azione isolata.
Nasce quando le condizioni cambiano abbastanza da permettere scelte diverse.