
Nel Corno d’Africa l’acqua sta scomparendo.
La siccità, iniziata nel 2020, è oggi ai livelli massimi di allerta: il 2025 ha registrato le precipitazioni più scarse mai osservate in diverse aree di Kenya ed Etiopia.
In alcune zone è caduto meno del 30% delle piogge abituali e numerose fonti idriche, come pozzi, fiumi stagionali e bacini naturali, si stanno progressivamente prosciugando.
Secondo le agenzie di monitoraggio climatico, alcune regioni dell’Africa orientale stanno vivendo condizioni tra le più secche dall’inizio degli anni Ottanta, con livelli di precipitazione tra i più bassi registrati dal 1981.
La crisi attuale si inserisce in un contesto di crescente crisi climatica che negli ultimi anni ha colpito duramente l’intera regione. Tra il 2021 e il 2023 il Corno d’Africa ha affrontato una siccità che ha coinvolto oltre 31 milioni di persone tra Kenya, Somalia ed Etiopia, lasciando milioni di famiglie in condizioni di grave vulnerabilità economica e alimentare.
Piogge sempre più irregolari e risorse idriche in diminuzione
Il clima del Corno d’Africa è fortemente dipendente da due principali stagioni delle piogge: le “long rains” tra marzo e maggio e le “short rains” tra ottobre e dicembre.
Quando queste precipitazioni non arrivano o risultano molto inferiori alla media, l’impatto si propaga rapidamente attraverso l’intero sistema economico e sociale della regione.
La maggior parte dei territori colpiti è caratterizzata da zone aride o semi-aride, dove l’accesso all’acqua è già limitato e dove l’agricoltura e la pastorizia dipendono quasi esclusivamente dalle piogge stagionali.
Circa l’80% della popolazione della regione vive infatti di attività legate direttamente alla terra, come allevamento e coltivazioni di sussistenza.
Quando le piogge falliscono, le conseguenze sono immediate: i raccolti diminuiscono drasticamente, i pascoli si degradano e il bestiame (principale fonte di reddito e nutrimento per molte famiglie) sia ammala e muore.
Crescono fame e insicurezza alimentare
La riduzione delle risorse idriche ha un effetto diretto sulla sicurezza alimentare.
In Kenya oltre 2,1 milioni di persone stanno affrontando livelli gravi di insicurezza alimentare, mentre in tutta l’Africa orientale quasi 26 milioni di persone rischiano una situazione di fame estrema a causa della siccità e del fallimento dei raccolti.
Le conseguenze sono particolarmente gravi per i gruppi più vulnerabili. Bambini sotto i cinque anni e donne incinte o in fase di allattamento sono tra i più esposti agli effetti della malnutrizione e della scarsità di acqua sicura.
In Somalia, ad esempio, le stime indicano che milioni di persone potrebbero affrontare livelli critici di insicurezza alimentare e che oltre un milione e mezzo di bambini rischiano forme acute di malnutrizione.
In molte aree rurali la situazione è ulteriormente aggravata dalla perdita di bestiame.
Nelle comunità pastorali gli animali rappresentano la principale forma di sostentamento: forniscono latte, carne e reddito. Quando la siccità colpisce, il bestiame è spesso il primo a morire per la mancanza di acqua e pascoli.
L’impatto sulle comunità e sui mezzi di sussistenza
La scarsità d’acqua ha effetti che vanno ben oltre la produzione agricola.
Intere comunità sono costrette a spostarsi sempre più lontano per trovare acqua per bere, cucinare o abbeverare gli animali. Questo aumenta il tempo necessario per le attività quotidiane e mette sotto pressione i sistemi sociali locali.
In molte comunità rurali sono soprattutto le donne e le ragazze a dover percorrere lunghe distanze per raccogliere acqua, con conseguenze sulla loro sicurezza, sulla salute e sulla possibilità di frequentare la scuola o svolgere attività economiche.
La siccità può inoltre favorire spostamenti di popolazione e tensioni legate alla competizione per risorse sempre più scarse, in particolare nelle aree pastorali dove l’accesso ai pascoli e all’acqua è fondamentale per la sopravvivenza delle famiglie.
Un fenomeno aggravato dalla crisi climatica
Gli studi scientifici indicano che il cambiamento climatico sta rendendo eventi come le siccità più frequenti e più intensi in molte regioni del mondo.
L’Africa è il continente che contribuisce meno alle emissioni globali di gas serra, ma è tra le regioni più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.
Alluvioni, siccità, cicloni e terremoti mettono a rischio vite, infrastrutture e mezzi di sussistenza.
Negli ultimi anni, il continente ha registrato un aumento dei disastri naturali, con danni economici stimati in miliardi di dollari e conseguenze dirette sulla salute delle comunità più vulnerabili.
Una crisi che richiede risposte integrate: l'approccio One Health
In un contesto in cui acqua, salute e sicurezza alimentare sono strettamente interconnesse, la risposta alla siccità richiede interventi integrati che tengano conto delle diverse dimensioni della crisi.
Amref opera nelle regioni più vulnerabili dell’Africa con progetti basati sull’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale. Insieme alle comunità locali promuoviamo:
- Sistemi di approvvigionamento idrico sicuro e igiene nelle scuole e comunità
- Campagne di prevenzione sanitaria e nutrizionale
- Supporto a programmi di resilienza e adattamento per far fronte agli effetti del cambiamento climatico
Il progetto HEAL
Il progetto HEAL rappresenta un modello innovativo per affrontare l’emergenza nel Corno d’Africa, combinando interventi sanitari, veterinari e ambientali nelle comunità più isolate.
Grazie alle One Health Unit, le persone possono ricevere cure mediche, supporto per gli animali e informazioni sulla gestione delle risorse naturali, anche nei villaggi più remoti.
Coinvolgendo attivamente donne, giovani e autorità locali, HEAL mira non solo a rispondere alle emergenze immediate, ma anche a rafforzare la resilienza delle comunità, rendendole capaci di prendere decisioni consapevoli per la propria salute, la sicurezza alimentare e la protezione dell’ambiente.






