L’Uganda è ufficialmente libera dall’Ebola. L’annuncio è giunto oggi, 28 luglio 2026, dal Ministero della Salute di Kampala, a seguito del completamento del periodo di monitoraggio di 42 giorni iniziato a metà giugno con la dimissione dell'ultimo paziente guarito. L'epidemia, dichiarata a maggio in seguito all'importazione di casi dalla vicina Repubblica Democratica del Congo, si chiude con un bilancio di 20 casi confermati e 18 guarigioni. 

Nell'annunciare il successo, il Governo ugandese ha sottolineato come la rapida identificazione e il contenimento del virus siano stati possibili grazie agli ingenti investimenti fatti negli anni per costruire sistemi sanitari resilienti e alle moderne tecnologie di sequenziamento genomico, rassicurando la comunità internazionale sulla piena sicurezza del Paese. Tuttavia, la risposta non si è fermata ai confini nazionali: l'Uganda ha infatti allestito laboratori mobili e un centro di trattamento in territorio congolese per arginare il focolaio direttamente alla fonte.

Accogliendo con favore la notizia, Amref ricorda che la guardia deve rimanere alta, se si pensa anche alla Repubblica Democratica del Congo, dove continuano contagi e vittime.. «La dimissione dell'ultimo paziente è un traguardo fondamentale, ma la battaglia non è finita», dichiara il Dottor Patrick Kagurusi, Country Director di Amref Uganda. «Finché l'Ebola continuerà a circolare nella Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda rimarrà a rischio. Per questo dobbiamo continuare a investire in sistemi sanitari solidi e in comunità pronte a reagire. L'Ebola non si sconfigge solo negli ospedali: un'epidemia si argina quando la popolazione ha accesso a informazioni affidabili, gli operatori sanitari in prima linea sono ben preparati e le persone sanno quando curarsi. Questa emergenza dimostra ancora una volta che la prevenzione salva le vite e che investire nei lavoratori sanitari locali, nei leader comunitari e nell'informazione non è un lusso, ma la nostra prima linea di difesa».

In questo contesto, l'intervento sul campo di Amref è stato determinante nel supportare la risposta nazionale. L’'organizzazione ha mobilitato centinaia di operatori sanitari comunitari e squadre di risposta rapida in otto distretti ad alto rischio e presso i punti di controllo di frontiera. Questo sforzo capillare ha permesso di effettuare lo screening di oltre 35.000 persone, di gestire in sicurezza l'isolamento dei casi sospetti e di raggiungere più di 53.000 cittadini con campagne d'informazione sulla prevenzione del rischio. Amref rinnova quindi il suo appello affinché la comunità internazionale continui a sostenere il rafforzamento dei sistemi sanitari di base e la sorveglianza transfrontaliera dell'intera regione.