Le tre principali reti italiane della cooperazione internazionale (AOI, CINI e LINK 2007) hanno presentato un appello congiunto in vista del Forum euromediterraneo per il diritto all'acqua. In un momento di crisi del multilateralismo, considerano il Forum un'occasione per riportare l'acqua al centro delle politiche pubbliche.

Il documento parte da un principio netto: l'acqua è un bene comune e un diritto umano fondamentale. La sicurezza idrica, sostengono le ONG, non è una questione solo tecnica ma di diritti, giustizia, pace e democrazia. Il settore privato può contribuire, ma non deve sostituire la responsabilità pubblica né trasformare l'acqua in merce.

Al centro c'è la governance partecipativa. Donne, giovani, piccoli agricoltori, comunità rurali e sfollati devono essere coinvolti direttamente nelle decisioni. Le reti chiedono meccanismi permanenti e trasparenti di dialogo tra istituzioni, comunità e attori privati. Viene richiamato anche il nesso acqua-energia-cibo-ecosistemi (WEFE): l'efficienza idrica è un mezzo, mentre gli obiettivi sono la sostenibilità e la giustizia.

Sul fronte dei conflitti, l'appello è chiaro: l'acqua non deve mai essere usata come arma. Le ONG sostengono la "diplomazia blu" e la gestione condivisa dei bacini transfrontalieri. Sul piano finanziario, ricordano un deficit stimato di 114 miliardi di dollari l'anno e chiedono che i paesi più vulnerabili non siano costretti a indebitarsi ulteriormente.

Tra le proposte concrete spicca un fondo che permetterebbe alle aziende idriche italiane di destinare fino all'1% dei bilanci a progetti WASH nei paesi MENA e in Africa. Le reti chiedono inoltre un sistema pubblico di monitoraggio degli impegni presi.

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