
Tra tagli ai fondi, cliniche mobili ridotte della metà e accordi diplomatici ancora da concretizzare, la sanità in Malawi affronta uno dei suoi momenti più critici. Hester Nyasulu, Direttore di Amref Malawi, fa il punto della situazione, raccontando cosa sta accadendo al sistema sanitario locale e quale futuro attende il Paese.
Qual è la situazione attuale in Malawi e quali sono le sfide sanitarie più urgenti?
La situazione sanitaria in Malawi continua a essere estremamente complessa. Le nostre sfide storiche — la salute materna e infantile, le patologie legate al cambiamento climatico, l'accesso all'acqua e all'igiene — oggi si scontrano con una gravissima carenza di personale sanitario, ormai in pieno burnout. La scarsità di operatori aumenta drasticamente il carico di lavoro su chi resta, compromettendo inevitabilmente la qualità dell'assistenza offerta ai pazienti.
Un secondo problema riguarda le competenze tecniche: grazie al sostegno degli Stati Uniti venivano promosse molte iniziative di formazione continua. Con il taglio dei fondi è venuta meno anche questa componente, con un impatto diretto sulla qualità dei servizi erogati, proprio in un momento in cui ci sarebbe bisogno di formare il personale sulle nuove tecnologie e sulle prassi più aggiornate.
Quali sono le novità sul fronte dei fondi internazionali dopo i tagli di USAID e come si sta riorganizzando il sostegno al Paese?
La situazione potrebbe registrare un miglioramento a seguito del recente Protocollo d'Intesa (MoU) bilaterale siglato direttamente tra il governo degli Stati Uniti e quello del Malawi. Gli USA si sono impegnati a stanziare 936 milioni di dollari nell'arco di cinque anni, a fronte di un contributo richiesto al Malawi di circa 143 milioni di dollari, affinché il Paese possa compiere passi concreti verso la sostenibilità e assumere la leadership delle proprie politiche sanitarie. L'accordo è stato firmato sulla carta e ora si sta lavorando al piano operativo per definire le modalità di erogazione. Inoltre, il governo americano ha destinato altri 35 milioni di dollari a ONG e organizzazioni della società civile per accompagnare le istituzioni locali nel processo di transizione da qui al 2030, anno entro il quale il governo del Malawi dovrà gestire in piena autonomia le attività prima guidate dai donatori.
A oggi, però, tutti questi impegni esistono soltanto sulla carta e sul campo non si sono ancora visti i primi effetti: la realtà resta sovrapponibile a quella dell'inizio dell'anno. Alcune fondazioni private stanno intervenendo per cercare di colmare il vuoto, ma la voragine continua ad allargarsi a causa dei tagli annunciati da altri partner internazionali. Il Regno Unito ha comunicato che entro il 2028 ridurrà il proprio sostegno al Malawi del 95% (erogando solo il 5% delle risorse attuali), mentre la Norvegia sta valutando di interrompere gli aiuti e chiudere la propria ambasciata nel Paese. Il Ministero della Salute sta facendo il possibile per ammortizzare l'impatto e garantire i servizi essenziali, ma la pressione sul sistema rimane fortissima.
Hester Nyasulu, Direttore di Amref Malawi
Qual è stata la reazione del Paese e come sta rispondendo Amref a questa situazione?
Siamo ancora sotto shock. Ci saremmo aspettati tempi e meccanismi di transizione graduali e concordati; invece ci siamo trovati di fronte ad annunci improvvisi, senza una strategia chiara per colmare il deficit di risorse. Come Amref, ci stiamo concentrando sulla ricerca di finanziamenti presso fondazioni private per coprire le emergenze più gravi, a partire dalle nostre cliniche mobili. Si tratta di strutture che servono comunità isolate, spesso distanti anche 30 chilometri dai centri di salute più vicini. Proviamo a pensare a una donna incinta che deve camminare per ore sotto il sole cocente, o a genitori che rinunciano a vaccinare i propri figli perché non possono affrontare tragitti lunghissimi sotto la pioggia: è ingiusto abbandonare queste persone. A causa della riduzione dei fondi, oggi riusciamo a garantire solo la metà delle cliniche mobili rispetto al passato, nella speranza che altri partner intervengano per sostenere il nostro lavoro sul campo.
Cosa chiedono gli Stati Uniti in cambio di questo accordo bilaterale e qual è il loro interesse? C'è stata titubanza da parte del governo del Malawi prima di aderire?
I dettagli del Protocollo d'Intesa non sono stati resi pubblici nella loro interezza. Tra gli aspetti emersi, c'è un forte interesse da parte americana a raccogliere e accedere tempestivamente ai dati sanitari relativi alle malattie infettive presenti nel Paese. Per quanto riguarda il governo del Malawi, la firma indica un'adesione formale, ma è chiaro che il Paese si trovasse in una posizione di estrema necessità e non avesse reali alternative vista la carenza di risorse finanziarie. Accordi di questo tipo hanno sollevato perplessità in altri contesti, come in Kenya, ma in Malawi gran parte delle informazioni rimane per ora riservata a livello governativo.
In base alla tua esperienza, credi che esista ancora una responsabilità storica e morale del Nord Globale verso il Sud Globale, o ormai prevale l'idea che ognuno debba fare da sé?
Esiste una responsabilità precisa. Gran parte delle fragilità strutturali dell'Africa sono il risultato di dinamiche storiche, di uno sfruttamento le cui conseguenze si avvertono ancora oggi. Le nuove generazioni del Nord del mondo hanno il dovere di sostenere il Sud Globale nel raggiungimento di una reale autonomia, affinché possa confrontarsi ad armi pari sullo scenario internazionale. Questo non riguarda solo la sanità — che è un fattore abilitante — ma anche il rafforzamento economico e dei mezzi di sussistenza della popolazione. Il punto non è contrariare l'idea che il Malawi debba camminare sulle proprie gambe, ma criticare la velocità e le modalità con cui questo distacco viene imposto: serve una transizione graduale e programmata, non un taglio improvviso.
Vedi segnali di speranza per il futuro della sanità in Malawi? E le ONG avranno ancora uno spazio di azione?
Se la transizione verrà gestita con la dovuta attenzione, c'è speranza. In caso contrario, rischiamo di vanificare anni di investimenti e assistere al crollo strutturale dell'intero sistema sanitario. In questo scenario, lo spazio per le ONG rimane fondamentale. La capacità delle istituzioni pubbliche di implementare grandi progetti sul territorio presenta limiti evidenti, ed è proprio lì che l'intervento della società civile diventa decisivo: nel raggiungere le comunità più isolate e difficili da servire, nel trasferire competenze, tecnologie e innovazione, e nel fornire assistenza tecnica al governo per rafforzarne la gestione. La presenza delle ONG sul campo resta indispensabile per continuare a tutelare i cittadini più vulnerabili.






