
Più 1,3 °C di temperatura media globale, 541.000 morti l’anno per il caldo estremo e il 75% delle nuove malattie infettive di origine animale: la crisi climatica è ormai un'emergenza sanitaria globale. A tracciare un quadro drammatico e inequivocabile sono i dati del nuovo rapporto decennale del Lancet Countdown on Health and Climate Change, pubblicato ad ottobre 2026. Il rapporto evidenzia come il degrado degli ecosistemi stia travolgendo la salute pubblica, l'agricoltura e le economie più vulnerabili. In occasione della Giornata Mondiale One Health (3 novembre), Amref ricorda — attraverso l'analisi dell'esperta di salute pubblica Micol Fascendini e il racconto dal campo del testimonial Martin Castrogiovanni — l'urgenza di investire in progetti che incrociano la salute dell’uomo con quella dell’ambiente e degli animali.
«Chi vive nel cosiddetto primo mondo spesso non si rende conto che la salute di una comunità parte da quella dei suoi animali e della sua terra: se si ammalano gli animali, si ammalano le persone», racconta Martin Castrogiovanni, sportivo e volto televisivo, testimonial di Amref, che ha vissuto in prima persona in Etiopia una missione con le cliniche mobili One Health, attrezzate per la cura umana e animale.
Dal 2016, anno di entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, gli effetti della crisi sulla vita delle persone si stanno intensificando a ritmi senza precedenti: il caldo estremo ha causato fino al picco record di 710.000 decessi, con il 68% di questa mortalità direttamente attribuibile all’azione dell’uomo. A questo si sommano siccità prolungate, alluvioni e malnutrizione, mentre l'impatto economico del clima si fa sempre più pesante: la perdita di 573 miliardi di ore di lavoro all'anno per le temperature proibitive riduce il PIL dei Paesi più fragili fino al 5%.
Le scosse di questa frattura non risparmiano l'Europa e l'Italia, dove l'ondata di eventi estremi, tra siccità prolungate e alluvioni devastanti, mette a dura prova la salute pubblica e devasta l'agricoltura. Ma è nei contesti più vulnerabili che le conseguenze si fanno più severe. Nel Corno d’Africa, gli strascichi di eventi estremi come El Niño e le prolungate anomalie termiche continuano a colpire duramente le comunità, distruggendo i pascoli, azzerando le riserve d'acqua e accelerando la diffusione dei patogeni.
La scienza evidenzia che 6 malattie infettive umane su 10 hanno origine dagli animali e ben 3 patologie emergenti su 4 sono zoonosi. Il Lancet Countdown sottolinea come le nazioni a basso indice di sviluppo umano subiscano la quota più alta di morti da caldo, anche a causa di sistemi di adattamento inadeguati e insufficienti: oltre il 70% dei Paesi vulnerabili non possiede un Piano nazionale di adattamento sanitario e la finanza climatica internazionale copre meno di un terzo dei bisogni reali.
«Le evidenze scientifiche sono ormai incontrovertibili: stiamo assistendo a un aumento costante dell'incidenza delle malattie infettive e delle zoonosi a livello globale», afferma Micol Fascendini, esperta di salute pubblica di Amref. «Tra gli esempi più lampanti, vi sono la diffusione di virus come quelli della Dengue e del West Nile, che si stanno diffondendo rapidamente anche in Italia. Da gennaio a settembre 2026, sono stati registrati oltre 300 casi di Dengue, di cui 47 autoctoni, e 700 casi di West Nile, di cui 54 decessi . Di fronte a questo scenario, chiediamo con forza a governi, istituzioni e società civile di porre l'approccio One Health al centro delle decisioni politiche e dei finanziamenti per il clima e lo sviluppo sostenibile. Riconoscere la stretta interconnessione tra salute umana, benessere animale ed ecosistemi non è più una teoria accademica, ma una necessità operativa urgente e non rinviabile per prevenire le crisi sanitarie del futuro».
Riconosciuto come pilastro irrinunciabile anche nelle più recenti Conferenze ONU sul Clima (COP), l’approccio One Health supera la frammentazione dei tradizionali interventi settoriali e di cooperazione, promuovendo una visione integrata della salute umana, animale e ambientale. In questo panorama, Amref si conferma una realtà apripista, avendo tradotto da anni questa visione in un'architettura operativa concreta, attiva nelle comunità agro-pastorali più remote dell'Africa orientale.
Esempio virtuoso di questo impegno sul campo è il progetto HEAL (One Health for Humans, Environment, Animals and Livelihoods), promosso da Amref Health Africa insieme a VSF Svizzera ed ILRI, con il sostegno della Cooperazione Svizzera (SDC). Recentemente premiato dalla FAO per il suo modello di intervento integrato, il progetto opera attraverso le One Health Units (OHU): unità mobili composte da équipe multidisciplinari che riuniscono professionisti della salute umana, veterinaria ed ambientale per fornire servizi integrati alla comunità più remote e vulnerabili di Etiopia e Kenya. Le OHU garantiscono contemporaneamente assistenza sanitaria alla popolazione, cure e vaccinazioni al bestiame e iniziative di gestione sostenibile delle risorse naturali e dei pascoli.
I risultati del progetto HEAL testimoniano la forza di questo approccio: oltre 300.000 persone hanno avuto accesso a cure primarie, visite pre e post-natali e monitoraggio nutrizionale; più di 2,5 milioni di capi di bestiame sono stati vaccinati o curati, salvaguardando l'economia di 85.000 famiglie; e oltre 1,2 milioni di ettari di pascoli sono stati rigenerati. Inoltre, 270 operatori sanitari e veterinari sono stati formati sui principi della One Health e 40.000 persone hanno partecipato ad attività di sensibilizzazione sui rischi associati alle malattie zoonotiche e all’antibiotico resistenza e sulle relative misure preventive.
L'approccio One Health estende così il concetto stesso di "cura", alla base dell’operato di Amref: curare non significa più soltanto trattare una malattia quando si manifesta nell'uomo, ma prendersi cura dell'intero ecosistema. A toccare con mano l'impatto di questa trasformazione è stato anche il testimonial di Amref Martin Castrogiovanni, durante una missione sul campo tra le comunità pastorali e le unità operative di HEAL in Etiopia.
«Quello che mi ha colpito di più delle cliniche mobili di Amref è che sono vera e propria sanità a cielo aperto, operative in contesti estremi e difficilissimi da raggiungere», dichiara Castrogiovanni. «Andando in giro con le cliniche ho toccato con mano il vero significato della parola squadra: in ogni villaggio ci sono persone di riferimento che mantengono il contatto costante con la comunità e dialogano con i medici per controllare focolai ed epidemie prima che diventino disastri. È straordinario vedere come le comunità si prendano cura gli uni degli altri pur avendo pochissime risorse. E non dobbiamo pensare che questo riguardi solo l'Africa: le estati torride, la siccità e i cambiamenti climatici li viviamo ormai chiaramente anche qui in Italia e in Europa. Il riscaldamento globale ci riguarda tutti e richiede un impegno comune: proteggere la salute e i diritti di chi vive dall'altra parte del mondo significa, in fondo, proteggere il futuro di tutti noi».
A questa voce fa eco il Dr. Abdisemur Abdikadir, medico veterinario del Laboratorio Regionale della Liben Zonein Etiopia e partner della OHU di Filtu: «L'approccio One Health è una strategia collettiva per unire settori diversi verso un obiettivo comune. Lavorare insieme e basare i trattamenti clinici su diagnosi di laboratorio garantisce cure di qualità ed evita l'abuso di farmaci, prevenendo il fenomeno dell'antibiotico-resistenza per proteggere uomini e animali nello stesso ecosistema».
Proprio la connessione tra salute ed ambiente sarà tra i temi portanti dell'Action Agenda dei prossimi vertici internazionali sul clima. Amref farà sentire la propria voce alla prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP31 che si svolgerà in Turchia dal 9 al 20 novembre. Amref sarà presente con propri esperti ed eventi dedicati per portare al centro del dibattito globale l'esperienza delle comunità africane. Al tempo stesso, la presenza dell'organizzazione si arricchirà di un racconto dal vivo, giovane e accessibile: a narrare retroscena e istanze del continente africano sui canali digitali saranno Doreen Naiga, giurista, attivista ambientale e ambasciatrice del progetto Y-ACT (Youth in Action), ed Andrea Grieco, divulgatore sui temi ambientali nell'ambito del progetto TESSERE, realizzato con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo. Il progetto TESSERE – Competenze per la salute e il clima mira a sensibilizzare e mobilitare la società civile e gli attori istituzionali e filantropici sul legame tra salute, ambiente e cambiamento climatico, promuovendo una maggiore consapevolezza della necessità di risposte integrate alle sfide che interessano il pianeta.






