Il dottor Tonny Kipsandui, esperto di salute pubblica, è responsabile programmi presso Amref Health Africa in Uganda.

Grazie al suo contributo, rispondiamo ad alcune domande frequenti sul virus Ebola.

Come si trasmette il virus Ebola e chi è a rischio di contagio?

La malattia da virus Ebola è una malattia grave e spesso mortale.

Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti - sangue, saliva, vomito, urina, sudore - oppure attraverso materiali contaminati, strumenti non sterilizzati e, in alcuni casi, durante la gestione non protetta dei corpi delle persone decedute.

Ecco alcuni esempi di come il virus si possa trasmettere:

  • indumenti sporchi di persone infette;
  • attrezzature non sterilizzate utilizzate da persone infette (aghi, altri strumenti taglienti);
  • manipolazione senza indumenti protettivi di cadaveri di persone decedute per malattia di Ebola confermata/sospettata;
  • manipolazione di animali infetti vivi o morti;
  • manipolazione di fluidi corporei come saliva, vomito, sangue, urina, feci, sudore di una persona infetta.

Tutte le persone sono a rischio di contrarre l'Ebola.

Quali sono i sintomi del virus Ebola?

I segni e i sintomi possono comparire tra 2 e 21 giorni dall'esposzione. Includono mal di testa, febbre e dolori muscolari improvvisi, intensa debolezza corporea, sanguinamento dalle aperture del corpo (bocca, naso, ano e orecchie), mal di gola, vomito (anche con sangue), diarrea sanguinolenta e urine sanguinolente.

Qual è il trattamento della malattia da virus Ebola?

La persona sospetta deve recarsi immediatamente nella struttura sanitaria più vicina per essere valutata e trattata.

La malattia da virus Ebola non ha una cura medica conosciuta.

Tuttavia, la rapida presa in carico del paziente è molto importante e si concentra sul trattamento sintomatico.

Le probabilità di sopravvivenza al virus sono maggiori quanto più precoce è l'inizio del trattamento.

Gli interventi terapeutici comprendono l'abbassamento della febbre, la riduzione del dolore, una buona alimentazione, la reidratazione e il controllo delle infezioni.

Esistono vaccini che hanno dimostrato la loro efficacia nel prevenire l'infezione da virus Ebola.

Se applicabile e disponibile, il personale sanitario può somministrare il vaccino.

Come si può prevenire?

La malattia da virus Ebola può essere prevenuta con i seguenti approcci:

  • Le persone che si sospetta siano morte a causa dell'Ebola devono essere sepolte immediatamente, da una squadra di sepoltura addestrata, per prevenire la diffusione dell'Ebola.
  • Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver maneggiato un paziente affetto da Ebola o il corpo di una persona morta per Ebola.
  • Evitare il lavaggio comune delle mani durante i riti funebri.
  • Disinfettare la biancheria e gli indumenti di qualsiasi persona sospettata di essere morta di Ebola.
  • Le persone sospettate di essere affette da Ebola devono essere portate immediatamente alla struttura sanitaria più vicina.
  • Evitare il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona sospettata di essere affetta da Ebola utilizzando materiali protettivi, ad esempio guanti e maschere.
  • Le persone che maneggiano il corpo di una persona sospettata di essere morta di Ebola devono indossare materiali protettivi resistenti, come guanti e maschere.
  • Evitare il contatto o il consumo di carne di animali selvatici, in particolare di scimmie, pipistrelli, babbuini, gorilla e scimpanzé.

Quali sono le misure di prevenzione per impedire alle persone che potrebbero avere il virus di entrare in altri Paesi?

La risposta ai focolai oggi non riguarda solo il controllo alle frontiere, ma anche il rafforzamento dei sistemi sanitari, della diagnostica, della sorveglianza epidemiologica e della capacità di risposta rapida delle comunità.

Gli operatori sanitari presenti presso i punti di ingresso ufficiali in Uganda sono stati formati sull'Ebola e sono in grado di identificare eventuali casi sospetti all'arrivo.

Quali sono le lacune nella prevenzione e nel controllo del virus Ebola in Uganda?

La principale lacuna è rappresentata dai finanziamenti per implementare la comunicazione del rischio, la sensibilizzazione e la sorveglianza su vasta scala.

L'altra lacuna consiste nell'equipaggiare urgentemente gli operatori sanitari in prima linea con dispositivi di protezione individuali (DPI) e forniture mediche pertinenti per una gestione efficace dei casi nelle aree dei focolai.

L'OMS sta facendo qualcosa al riguardo? Quale ruolo dovrebbe svolgere la comunità internazionale?

Sì, l'ufficio nazionale dell'OMS sta collaborando attivamente con il ministero della Sanità e, insieme a UNICEF, USAID e UKAID, ha sostenuto lo sviluppo dell'opuscolo "Domande frequenti sull'ebola".

Hanno inoltre sostenuto la creazione di task force a livello nazionale e subnazionale per gestire l'epidemia.

In particolare, l'OMS si è costantemente unita al MOH per fare comunicati stampa congiunti e briefing con i media sugli aggiornamenti della situazione sull'epidemia di Ebola in Uganda.

Come possono i Paesi africani prepararsi meglio a future epidemie?

  1. Pianificare in anticipo e avere sempre un fondo di emergenza per le epidemie.
  2. Decentrare il più possibile la sorveglianza e la gestione dei focolai.
  3. Investire di più in programmi di sensibilizzazione delle comunità.
  4. Rafforzare le catene di approvvigionamento medico;
  5. Investire nella formazione continua degli operatori sanitari;
  6. Migliorare coordinamento e accountability;
  7. Creare sistemi sanitari resilienti.

Il ruolo delle comunità nella prevenzione e nella risposta alle epidemie

Le comunità svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel controllo delle epidemie. La capacità di riconoscere tempestivamente i sintomi, segnalare rapidamente i casi sospetti e adottare comportamenti corretti può fare la differenza nel contenere la diffusione di malattie come Ebola.

Informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento delle comunità sono strumenti essenziali per contrastare la disinformazione e costruire fiducia nei sistemi sanitari. Leader locali, operatori sanitari di comunità, insegnanti e figure religiose possono contribuire a diffondere informazioni corrette e promuovere pratiche di prevenzione efficaci.

Rafforzare la partecipazione delle comunità significa anche costruire sistemi sanitari più resilienti e capaci di rispondere rapidamente alle emergenze.

Garantire la continuità dei servizi sanitari essenziali durante le emergenze

Durante un'epidemia non è importante soltanto fermare la diffusione della malattia. È fondamentale anche garantire che le persone continuino ad avere accesso ai servizi sanitari essenziali.

Interruzioni nelle cure materno-infantili, nelle vaccinazioni, nei servizi di salute primaria o nelle cure per malattie croniche possono avere conseguenze gravi e durature sulle comunità già vulnerabili.

Per questo, rafforzare la preparazione alle emergenze significa assicurare che i sistemi sanitari siano in grado di continuare a funzionare anche nei momenti di crisi, proteggendo soprattutto donne, bambini e persone più fragili.

Quali sono le principali sfide nella prevenzione e nel controllo dell'Ebola?

Oltre alla necessità di maggiori risorse economiche e dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, persistono importanti sfide che possono limitare la capacità di risposta ai focolai.

Tra queste vi sono la necessità di rafforzare la formazione del personale sanitario per la gestione delle emergenze, migliorare la disponibilità di strumenti diagnostici e laboratori, potenziare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e garantire catene di approvvigionamento efficienti per materiali medici e dispositivi essenziali.

Anche il coordinamento tra istituzioni nazionali, autorità locali e partner internazionali rappresenta un elemento chiave per garantire risposte rapide ed efficaci.

Investire nella preparazione prima che le emergenze si verifichino resta uno degli strumenti più importanti per proteggere le comunità.

I Paesi dovrebbero dare priorità alla protezione degli operatori sanitari? Perché?

Sì, i Paesi dovrebbero dare priorità alla protezione degli operatori sanitari.

Essi costituiscono la prima linea di prevenzione e gestione dei focolai.

Sono anche i più esposti e vulnerabili quando si tratta di epidemie, poiché intervengono per fornire screening e cure mediche.

In che modo i Paesi colpiti dovrebbero affrontare le idee sbagliate e la disinformazione sul virus?

  • Sviluppare un opuscolo sulle domande più frequenti, compresi i miti e le idee sbagliate, e diffonderlo ampiamente.
  • Pianificare e condurre incontri di sensibilizzazione con importanti portatori di interesse, quali leader religiosi, autorità scolastiche, ecc.

L'impegno di Amref per rafforzare la sicurezza sanitaria in Africa

Dal 1957 Amref lavora al fianco di governi, operatori sanitari, comunità e istituzioni regionali per rafforzare la capacità dei sistemi sanitari africani di prevenire, individuare e rispondere alle emergenze sanitarie.

L'esperienza maturata nella risposta a epidemie e minacce sanitarie, tra cui Ebola, COVID-19, colera, Mpox, febbre della Rift Valley e altre malattie emergenti, contribuisce a costruire sistemi più resilienti e preparati.

L'approccio di Amref si basa sul rafforzamento dei servizi sanitari locali, sulla formazione degli operatori sanitari di comunità, sul coinvolgimento delle popolazioni, sul miglioramento della sorveglianza epidemiologica e sulla promozione della prevenzione e del controllo delle infezioni.

Perché la sicurezza sanitaria non riguarda soltanto la capacità di rispondere a un'emergenza, ma anche la capacità di prepararsi, costruire fiducia e garantire equità nell'accesso alla salute.