“Il Mondo è chiamato ad una risposta di equità che non ha pari nella storia. Fondamentale mettere in sicurezza le nostre società, ma è altrettanto urgente guardare anche a chi non ha iniziato la corsa verso la vaccinazione. Se, come ci siamo detti, servono risposte globali, non possiamo più rimandarle”, afferma Guglielmo Micucci - Direttore di Amref Health Africa in Italia, che ha commissionato l’indagine ad Ipsos.


Si è scritto e detto che usciremo solo insieme da questa pandemia. Molti sono stati gli annunci di impegni da parte dei Paesi ricchi, per superare una forte disparità vaccinale. Ma cosa pensa l’opinione pubblica italiana sull’aiuto verso i Paesi a medio e basso reddito, su temi come la vaccinazione COVID-19, sulla sospensione dei brevetti in vista dell’incontro presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che avrà avvio il 30 novembre? Le risposte sono raccolte nell’indagine “La narrazione sull’Africa” di Ipsos per conto di Amref Italia - parte della più grande organizzazione sanitaria, che si occupa di salute in Africa. Oltre ad indagare queste opinioni, la ricerca affronta diversi temi: dal livello di conoscenza sull’Africa, ai concetti più associati ad essa; dalla vicinanza tra italiani e africani, al consumo di cultura africana - musica, libri, cibo - nel nostro Paese.

L’indagine divisa in tre sezioni - i pericoli della percezione; vissuto e vicinanza quotidiana; l’Africa nell'attualità, tra COVID e salute - è stata condotta tra ottobre e novembre 2021. Nella sezione dedicata ai pericoli della percezione, quando gli italiani sono chiamati a rispondere a domande relative all’Africa, sono pochi a conoscere le risposte giuste: solo 2 su 10 sanno che la lingua più parlata è l’arabo; la risposta più frequente invece è l’Afrikaans (37%). Solo 2 su 10 sanno che la religione più diffusa è la Cristiana - ben 6 su 10 crede che sia l’Islam. In merito al tema migrazione 4 su 10 sono al corrente che su 10 stranieri in Italia, 2 sono africani - tuttavia, più di 1 su 2 crede che siano 4 o 6.

Il vissuto

Gli italiani, sollecitati, associano l’Africa alla povertà per il 76%, migrazione il 56%, natura il 52%. In fondo alla classifica le parole sviluppo (8%), futuro (7%) e convivenza (3%). In questa seconda parte dell'indagine - vissuto e vicinanza quotidiana - si rileva che il primo punto in comune tra italiani e gli africani è “essere un popolo di migranti”; lo dichiarano 6 italiani su 10. La musica e i libri sono tra i primi canali con cui gli italiani hanno fatto esperienza dell’Africa, segue l’aver mangiato in un ristorante africano. Solo il 13% ha viaggiato verso l’Africa.

Alla domanda sugli ostacoli all’integrazione degli africani in Italia 4 italiani su 10, hanno risposto che il principale è lo sfruttamento sul lavoro. 3 su 10 accusano la mancanza di adeguati programmi di integrazione, tuttavia la stessa quota incolpa la scarsa voglia di accettare usi e consuetudini italiane da parte degli africani. La classifica cambia tra i giovani, decisamente più critici nei confronti del nostro Paese: per 4 su 10, è colpa della chiusura mentale degli italiani, per 3 su 10 gli italiani sono razzisti e, al terzo posto nella lista delle cause che ostacolano l’integrazione, sempre per 3 su 10, non ci sono adeguati programmi di integrazione.

La terza parte dell’indagine è fortemente legata all’attualità, in vista della dodicesima conferenza ministeriale del Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio), che si riunirà a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre, dove il tema salute sarà al centro del dibattito. Discussione attesa quella della sospensione temporanea dei brevetti, richiesta  circa un anno fa da India e Sud Africa, e sottoscritta da oltre 100 Paesi.

Nella sezione L’Africa nell'attualità: COVID e salute, emerge che 1 italiano su 4 ritine che l’Africa il Continente in cui è più probabile che si sviluppi una variante del virus, al primo posto tra le Regioni del mondo. 4 su 10 ritengono, tuttavia, che tali varianti possano svilupparsi ovunque con la stessa probabilità. Ben 7 italiani su 10 ritengono che i Paesi ricchi dovrebbero contribuire di più alla soluzione dei problemi sanitari e alla tutela della salute dei Paesi più poveri. E nello specifico per 8 italiani su 10, i Paesi ricchi dovrebbero farsi carico dell’immunizzazione dei Paesi africani.

Rispetto all’impegno dell’Italia, la quota scende al 36% che ritiene necessario un maggiore contributo; il 37% ritiene che si stia facendo abbastanza e il 27% che si stia facendo troppo sottraendo risorse ai cittadini. Le responsabilità vengono spostate sull’Europa che potrebbe fare di più per il 67% degli italiani. In merito ai brevetti secondo 7 italiani su 10, limitano la produzione dei vaccini e quindi la possibilità anche per le persone dei Paesi più poveri di ricevere la vaccinazione contro il Coronavirus. Tuttavia, 6 su 10 sostengono che i brevetti siano necessari per evitare la produzione incontrollata di vaccini e quindi i potenziali rischi per la salute pubblica.

Amref Italia

“Sconforta che l’idea di Africa sia legata principalmente alla povertà, ma ci solleva la risposta degli italiani sull'impegno che dovrebbero mettere Italia ed Europa nel processo di vaccinazione globale. Il concetto che la pandemia riguarda tutti è entrato nelle case, ci ha idealmente unito. Ora però bisogna passare dall’idea all’azione, perché ci sono parti del Mondo dove operatori sanitari, anziani e gruppi di soggetti ad alto rischio stanno ancora aspettando la prima dose di vaccino anti-COVID. I vaccini promessi ai Paesi a basso e medio reddito sono arrivati solo in piccola parte, bisogna trasferire conoscenze, tecnologia e trovare una soluzione per la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini. L’Africa deve fare la sua parte, lo farà, ma il Mondo intero è chiamato ad una risposta di equità che non ha pari nella storia. Una equità, che va di pari passo con una concreta sicurezza sanitaria globale. È fondamentale mettere in sicurezza le nostre società, ma è altrettanto urgente guardare anche a chi non ha iniziato la corsa verso la vaccinazione”, ha affermato Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Health Africa in Italia, commentando la ricerca.

Amref Health Africa è la più grande organizzazione sanitaria senza fini di lucro che interviene in Africa subsahariana dal 1957, anno della sua fondazione a Nairobi, Kenya. Fin dalla sua nascita Amref opera nelle aree più remote e vulnerabili dell’Africa, con l’obiettivo di garantire l’accesso alla salute a tutte le comunità africane che riesce a incontrare, con ogni mezzo a sua disposizione, affinché nessuno venga lasciato indietro. Amref oggi è attiva in 35 Paesi africani con 139 progetti di promozione della salute.

La chiave del successo di tutti i nostri progetti è la piena partecipazione delle comunità locali nella realizzazione degli interventi, dalla costruzione di un’aula fino alla formazione e alla sensibilizzazione sulle buone pratiche igienico-sanitarie. Amref funziona solo quando ogni persona raggiunta non solo beneficia dei nostri progetti, ma li rende suoi, se ne prende cura e li promuove.

Impegno nella lotta al COVID-19

L’intervento di Amref è iniziato a metà marzo 2020, quattro giorni dopo la rilevazione del primo caso di COVID-19 in Kenya e lo stesso giorno del primo caso in Tanzania. Un’azione in dieci Paesi dell’Africa orientale, meridionale e occidentale che ha prodotto risultati significativi. Quasi 30 progetti specifici, volti a mitigare gli effetti del COVID-19, sono stati lanciati nelle comunità, e la riprogrammazione ha permesso ad altri 45 progetti in corso di incorporare il COVID-19 nei loro piani di implementazione. 10 milioni di giovani sono stati raggiunti e sensibilizzati, 5,4 milioni di persone in Africa sono state raggiunte con misure di prevenzione e controllo delle infezioni, e 250.000 operatori sanitari sono stati formati negli interventi di risposta al COVID-19 in tutto il continente. La tecnologia digitale ha inoltre consentito ad Amref di raggiungere i beneficiari su vasta scala in più sedi. Con la realizzazione di numerose campagne multimediali e di comunicazione, Amref ha raggiunto più di 15 milioni di persone, compresi i giovani.


Per ricevere la ricerca completa, contattare:

  • fabio.bellumore@amref.it, o
  • olivia.covatta@amref.it