
Un’analisi pubblicata su The Lancet stima che la riduzione dei finanziamenti internazionali alla salute potrebbe provocare fino a 22,6 milioni di morti aggiuntive nei paesi a basso e medio reddito, sottolineando la vulnerabilità dei sistemi sanitari e la fragilità della cooperazione internazionale.
Il monito: 9,4 milioni di vite a rischio
Secondo il nuovo studio del Barcelona Institute for Global Health, condotto da Davide Rasella, la continuazione dei tagli agli aiuti allo sviluppo potrebbe causare almeno 9,4 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, con circa 2,5 milioni di queste vittime sotto i cinque anni di età.
In uno scenario più severo, con ulteriori riduzioni dei finanziamenti, il numero di morti aggiuntive potrebbe arrivare a 22,6 milioni.
Lo studio si basa su dati provenienti da 93 paesi a basso e medio reddito e confronta le proiezioni di mortalità con una situazione in cui i finanziamenti rimangono ai livelli del 2023.
“Ritirare il sostegno ora non solo annullerebbe progressi duramente conquistati, ma si tradurrebbe in milioni di morti evitabili di adulti e bambini nei prossimi anni”, avverte Rasella.
Impatto sui bambini e sulle malattie prevenibili
Lo studio evidenzia che la maggior parte delle vite perse riguarderebbe bambini piccoli e persone vulnerabili. Negli ultimi due decenni, gli aiuti internazionali hanno contribuito a ridurre:
- la mortalità infantile sotto i cinque anni del 39%;
- i decessi per HIV/AIDS del 70%;
- la mortalità per malaria del 56%;
- i decessi legati alla malnutrizione del 56%.
Questi risultati confermano il ruolo cruciale degli aiuti nella prevenzione delle morti evitabili e nel rafforzamento dei sistemi sanitari fragili.
Proiezioni per singoli paesi africani
Sebbene lo studio non fornisca dati puntuali per tutti i paesi, le proiezioni indicano che l’Africa subsahariana rimane tra le regioni più esposte.
Paesi come Nigeria, Uganda, Mozambico, Tanzania ed Etiopia sono particolarmente vulnerabili, a causa della forte dipendenza dai finanziamenti esterni per la salute materno-infantile, la lotta a malattie trasmissibili e la nutrizione.
Secondo le stime, già nel 2025 la riduzione dei fondi potrebbe causare tra 670.000 e 1,6 milioni di morti aggiuntive all’anno, colpendo in misura significativa i bambini sotto i cinque anni.
Limiti e avvertenze
I ricercatori sottolineano che i numeri restano proiezioni basate su modelli matematici. Le stime non includono effetti mitiganti derivanti da iniziative filantropiche o da risposte dei governi locali, né catturano l’impatto indiretto sulla qualità dei servizi sanitari.
Tuttavia, il quadro rimane allarmante: i tagli in corso stanno già riducendo l’efficacia dei sistemi sanitari e mettendo a rischio la vita di milioni di persone.
La cooperazione internazionale a rischio
Il messaggio dello studio è chiaro: la salute globale dipende dal mantenimento e dal rafforzamento dei finanziamenti internazionali. Ogni riduzione significativa compromette decenni di progresso nella prevenzione delle malattie e nella riduzione della mortalità infantile.
“In assenza di sostegno esterno stabile, i sistemi sanitari più fragili non possono garantire cure essenziali”, conclude Rasella. “Proteggere la cooperazione internazionale non è una questione di bilancio: è una questione di vite umane”.






